Queens of the Stone Age – …Like Clockwork

Dopo cinque anni di attesa, sfornare un album che non deluda le aspettative dei fan è difficile per chiunque. Ma affrontare “…Like Clockwork” come un qualsiasi altro disco sarebbe un approccio decisamente sbagliato. I cinque anni che lo separano dal precedente “Era Vulgaris” non sono stati esattamente una passeggiata per Josh Homme: durante un’operazione al ginocchio, a causa di alcune complicazioni, Josh è morto clinicamente per qualche minuto, salvandosi per il rotto della cuffia. Un’esperienza che l’ha costretto per molti mesi su una sedia, lontano dal mondo sfavillante della musica. E poi ancora, le beghe legali con i vecchi amici dei Kyuss (Lives!) e la totale mancanza d’ispirazione ed energia.

Iniziato ad agosto del 2012, lavorare su “…Like Clockwork” è stato come “risvegliarsi in mezzo al nulla”, ha spiegato Homme. Se “Era Vulgaris” era un disco affetto da cinismo cronico, la diagnosi per il nuovo album è di disturbo da personalità multiple: “…Like Clockwork” è un rollercoaster emozionale, un continuo salire e scendere tra il fondo del barile e il settimo cielo, “il documentario audio di un anno totalmente folle“. Dai sapori decisamente doom dell’opener Keep Your Eyes Peeled si passa alla disco-rock di I Sat by the Ocean, per poi cadere nei bassifondi con l’ipnotica If i had a tail e risorgere con la solare, è il caso di dirlo, My God is the Sun. Rimarrà deluso chi si aspettava un sequel di “Songs for the Deaf”: i Queens dall’anima edonista e godereccia di Feel Good Hit of the SummerMake It Wit Chu (tanto per dirne due) sono praticamente scomparsi, eccezion fatta per Smooth Sailing, una canzone dal groove sexy e virulento che crea dipendenza. Scompare quindi l’Homme maschio alfa del rock, per essere sostitito dall’Homme songwriter a tutto tondo. Lo si capisce anche dalla forte presenza del pianoforte in questo disco, strumento centrale dei pezzi più intensi come The Vampyre of Time and Memory, la strappacuore Kalopsia e la title-track.

“…Like Clockwork” segna una nuova maturità per il quintetto californiano. Gli arrangiamenti sono così ricchi e sfaccettati da lasciare a bocca, e orecchie, aperte. Il disco è come un gigantesco arazzo sonoro dove persino la schiera di ospiti – da Sir Elton John a Trent Reznor, passando per Alex Turner (Arctic Monkeys) e Jake Shears (Scissor Sisters) – passa quasi inosservata per quanto è ben integrata nei dieci brani. Continuando sul percorso iniziato con “Era Vulgaris”, Josh Homme si è slegato definitivamente dagli stilemi dello stoner prima e del “robot rock” poi. Il risultato è un album intimo, introspettivo, libero da qualsiasi tipo di vincolo. Senza alcun dubbio “…Like Clockwork” è il disco (rock) dell’anno. “Fucking bon voyage” a tutti.

Dario Marchetti

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