The Black Angels – Indigo Meadow

A tre anni da “Phosphene Dream”, la discografia dei texani Black Angels torna finalmente ad arricchirsi di un nuovo episodio, rispondente al nome di “Indigo Meadow“, ormai il quarto album in studio del combo di Austin.

Preceduto dall’assai evocativo – a partire dal nome, per ragioni facilmente comprensibili e ascrivibili a fatti di recente attualità – singolo Don’t Play with Guns (peraltro, neanche a farlo apposta, composto appena un pugno di giorni prima della strage di Aurora, Colorado), questo nuovo album dei Black Angels si colloca ampliamente nel solco dei suoi predecessori: e dunque nel cono d’ombra di un rock psichedelico fosco, luciferino, a tratti persino claustrofobico, sia pure intervallato (e qui in misura forse maggiore che in passato) da qualche sparuto raggio di luce. Spesso – e tutt’altro che inopportunamente – accostati, anche in virtù della comune origine texana, ai The 13th Floor Elevators, i Black Angels sembrano in quest’occasione voler attingere in maniera privilegiata a un’altra loro esplicita e largamente riconosciuta fonte d’ispirazione: i Doors, tanto nella loro declinazione più schiettamente psichedelica, quanto nelle loro divagazioni beat più allucinate e stranianti. Un’analogia del genere potrà magari generarla un pezzo della fatta di You’e Mine, il cui organetto da spiaggia pare un lascito postumo delle session, che so, dei Doors terminali di “L.A. Woman”; al medesimo filone può inoltre iscriversi agevolmente un pezzo come The Day, il cui andamento marziale, e soprattutto l’’outro, schiuderà a molti le porte della percezione genuinamente doorsiane per suono, nonché – è bene ricordarlo – per definizione. E sempre per definizione, il rock all’acido lisergico è sovente scaturigine di visioni sonore dalle sembianze caleidoscopiche: a questo topos non si sottraggono neanche i Black Angels, con la programmatica I Hear Colors, già dal nome un’evidente dichiarazione di poetica, o con l’allucinato e umbratile vagolare di Black Isn’t Black.

Pur rimanendo il dubbio, in un tal profluvio di riverberi, che il nero sia veramente nero, alcun dubbio però non sussiste sull’estrema validità di questa prova dei Black Angels, ormai nocchieri per eccellenza dei nostri più fantasmagorici trip a spasso per le brulle lande del Texas.

Luigi Iacobellis

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