Behind the Records: Blinde Proteus

Nato poco più di due anni fa, il collettivo/etichetta Blinde Proteus ha messo a segno un’uscita dopo l’altra. La parola a Simona Darchini, la fu Simona Gretchen.

Com’è nata, com’è strutturata e quali sono gli aspetti che differenziano la Blinde Proteus dalle altre etichette indipendenti italiane?

Ho sempre voluto dare forma a qualcosa del genere, un collettivo o una piccola label. Blinde Proteus è entrambe le cose.

Non so cosa la differenzi dalle altre, non ci ho mai pensato. Ma i riscontri della critica (e spesso anche del pubblico) di questo primo anno d’attività dimostrano i miei sforzi siano stati tutto meno che vani.

Perché “Blinde Proteus”?

Perché trovo il proteo un animaletto estremamente affascinante. Vive nelle grotte, in ambienti inospitali per quasi qualsiasi altra specie. Mi sembra un piccolo drago. Un superstite. E poi è un asociale con la sindrome di Peter Pan: non potrebbe non starmi simpatico.

Quando hai fondato l’etichetta, avevi uno o più modelli?

Assolutamente no!

Qual è la filosofia generale dell’etichetta?

DIY.

Fate tutto da soli? O vi avvalete dell’aiuto di qualcuno?

Collaboro con eeviac. Cura l’immagine della Blinde Proteus. Ha disegnato il logo della label e inoltre è autore degli artwork di alcune uscite e delle locandine delle serate che organizziamo.

Come selezioni gli artisti da accogliere nella Blinde Proteus?

Può sembrare semplicistico, ma i progetti devono convincere me. Devo percepire una certa empatia nei confronti dei musicisti e del lavoro che questi portano avanti… C’è poi un ambito di riferimento in cui mi muovo, che, se nella maggior parte dei casi è di matrice hardcore-punk, sfiora, a seconda dei casi, sperimentazione/doom/stoner/dilatazione strumentale/psichedelia.

Siete più voi a cercare, o siete soprattutto cercati? Qual è il tuo metodo per cercare nuove band da pubblicare?

Sono stata io a coinvolgere i primi artisti, nel 2012. D’altra parte Blinde Proteus aveva appena visto la luce: è passato meno di un anno dalla prima pubblicazione. Ora ricevo molte proposte, ma mi ritrovo a dover rifiutare quasi sempre… ho la sensazione molte band si propongano senza essersi fatte prima un’idea chiara del tipo di cose cui sono interessata. In ogni caso ascolto tutto quello che ricevo e cerco di dare una risposta a breve termine a chiunque si rivolga alla label.

Che tipo di accordi vengono stipulati con gli artisti? E come vengono suddivisi investimenti, lavoro ed eventuali profitti?

Ogni pubblicazione ha una storia a sé. Non esistono regole, né avrebbero significato o utilità in un contesto così eterogeneo: esistono esigenze diverse a seconda delle release da curare: io cerco sempre di assecondare queste esigenze. Nel caso di co-produzioni, dunque nel caso su un progetto siano coinvolte varie etichette (capita spesso), ci si accorda all’inizio dei lavori e ci si divide le copie dei dischi in rapporto agli investimenti di partenza. Quasi tutte le pubblicazioni hanno anche una distribuzione fisica.

In media, quanto vende un titolo? E quel è stato il vostro best-seller?

Può vendere cinque come duecento copie – sto escludendo, chiaramente, le copie nelle mani all’artista. Si tratta per lo più di edizioni limitate. A volte estremamente limitate. “Morire per la patria” (Fuzz Orchestra) e “Post-Krieg” (Simona Gretchen) sono al momento i due dischi più richiesti.

Qual è il tuo album preferito tra quelli pubblicati? E quello più sottovalutato?

“Morire per la patria”. Mi ha molto colpito anche “Pneumologic” degli Ornaments, di cui Blinde Proteus ha co-prodotto il doppio vinile (insieme a Sangue Dischi e a Escape from Today).

L’uscita più sottovalutata resta “Achab” degli Elettrofandango, la prima. Ma una band che da sola si è organizzata più di un tour all’estero e che riesce a suonare ben poco sul territorio nazionale è evidentemente sottovalutata da vari punti di vista: è superfluo lo sottolinei io.

In percentuale, quante copie si vendono nei negozi, quante attraverso il vostro sito e quanto ai banchetti dei concerti?

Al primo posto la terza che hai detto, al secondo la seconda, e infine giungono le copie vendute nei negozi. Il progetto FulkAnelli neppure è finito nei negozi, fatta eccezione per la Casa del Disco di Faenza e forse per qualche altro caso isolato.

Come vedi in prospettiva “l’oggetto” disco? Pensi anche tu che il futuro sia nei file da scaricare, con la “fisicità” di vinile e/o cd ad appannaggio di una ristretta cerchia di cultori e nostalgici?

Lo è già, non mi pare il discorso riguardi il futuro. Realtà come la mia si rivolgono nel 90% dei casi a una ristretta cerchia di cultori.

C’è qualche altra etichetta italiana con la quale vi trovi in sintonia?

Se ho fondato Blinde Proteus è perché avevo una linea in mente da percorrere, altrimenti avrei semplicemente bussato alla porta di qualcun altro, ma ci sono realtà per cui provo stima particolare o con cui ritrovo affinità, come Sangue Dischi o quella che fu Bar La Muerte… È chiaro che potrei citartene molte altre!

Che cosa dobbiamo aspettarci da voi nei prossimi mesi?

Almeno un paio di sorprese. Non posso dirti i nomi, ancora, ma ci siamo quasi. È in arrivo, fra l’altro, il nostro primo split (The Death of Anna Karina/Chambers, ndr), da non perdere – e non solo perché entrambe le band coinvolte siano nuove arrivate in casa Blinde Proteus.

a cura Marco Gargiulo

Behind the Records: la parola alle etichette discografiche.

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