Cosmo – Disordine

cosmo - disordine

Per certe cose è difficile coniare un termine appropriato, ma, se si dovesse fare un sunto generale, probabilmente si parlerebbe di elettronica d’autore. Forse è la cornice più adatta per un ragazzo come Marco Jacopo Bianchi, già perso nei movimentati meandri dei Drink to Me, che con lo pseudonimo di Cosmo sceglie di mostrare il proprio alter ego, dirigendosi verso altri lidi. Un disco come “Disordine” può mettere curiosità o può lasciare prevenuti, ma è qualcosa che riesce a mettere insieme beat nati da campionamenti d’ogni sorta, melodie di facile ascolto e testi indirizzati verso pregi e difetti della realtà di tutti i giorni, filosofia, religione, politica o anche la semplice presa di coscienza, senza incappare in luoghi comuni particolarmente diffusi in Italia e non solo. È un Lucio Battisti perso tra una drum’n’bass mista all’UK garage (Ho visto un Dio), ritmiche distorte (Continente), occhieggiamenti soul (Wittgenstein) e r’n’b (Dedica), parentesi wave (Esistere) con variazioni chillout (Le cose più rare) e anche certa french house alla Justice (Il digiuno). È un “disordine” equilibrato quello inteso da Cosmo, e che, come da apposita title-track, ideale riassunto generale, risulta essere qualcosa che si imparerà ad amare. Perché altrettanto godibile.

Gustavo Tagliaferri

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