Scorpion Child – s/t

Un’esperienza onirica, in cui l’ascoltatore viene accompagnato sin dalle prime note, che difficilmente vorrà abbandonare prima dell’ultima. Le timbriche, che richiamano quelle dei Sabbath, vengono scandite molto bene grazie alla precisione del batterista Shawn Alvear, che assieme ai drappeggi del basso di Shaun Avants, costruiscono un bel tappeto di note che sorreggono i riff delle chitarre di Christopher Cowart e Tom Frank che, accompagnando l’energica voce del vocalist Aryn Black, ricordano le sonorità peculiari dei Led Zeppelin.

Tuttavia, si denota la grande personalità della band. E nonostante sia percepita un’influenza dei due gruppi prima citati e dei più recenti Wolfmother (specialmente in Paradigm), l’impatto emotivo che ha su chi ascolta è notevole. Tutte e nove le tracce hanno la peculiarità che la musica è in continuo divenire, senza tradire mai la tematica principale; non viene mai dato così il modo di percepire suoni e note asettiche da emozioni, e si è sempre coinvolti in un’idea di trascendentale. L’album si apre con dei suoni che ricreano in noi un vissuto naturalistico. La voce di Black, all’inizio distante, prende corpo nell’attacco di un riff accattivante, che ci da già la sensazione che non staccheremo le nostre orecchie dal nostro impianto tanto facilmente, È con Antioch che un po’ rallenta, ma il riaggancio è immediato con In the Arms of Ecstasy. Con Red blood gli Scorpion Child sembrano darci l’idea che la nostra esperienza stia per finire, cercando di risvegliarci con un giro acustico di chitarra che sostiene dolcemente la voce, ma poi va di nuovo in crescendo. Ci accorgeremo che la nostra idea era mera illusione che si scontrerà al decimo minuto con la consapevolezza che il sogno continua.

Andrea Salvioni

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