Almamegretta – Controra

Così lontani, così vicini. Non c’è altro modo per intendere quello che è stato il rapporto tra il nucleo alla base degli Almamegretta e il suo carismatico leader Gennaro “Raiz” Della Volpe dopo un live come “Venite! Venite!”. Una carriera di lì a poco divisa a metà, tra cambi di line-up e perdite ancora difficili da colmare del tutto, e che ha visto una maggiore prevalenza da parte del secondo, in quanto a repertorio, pur con eccezioni non da poco da parte dei primi, come “Vulgus”. Eppure, quando torna nell’aria quel feeling tipico di quando c’è ancora il bisogno di respirare quegli attimi di felicità provati un tempo, non viene meno il bisogno di tornare in casa base. Sapendo quanto possa essere labile il confine tra reunion a tavolino e reunion con una solida base, specie di fronte al passare del tempo, è sempre duro rischiare, per di più a Napoli. Ma, come per “Cattivi guagliuni” dei 99 Posse, anche stavolta il gioco è ricominciato davvero, e prende il nome di “Controra“, dodici anni dopo quell'”Imaginaria” che tanto aveva fatto sognare.

Se il nuovo inizio del quintetto parte dall’incontro con il pop c’è da dire che fa un certo effetto sentire gli stessi che hanno dato un forte shock in chiave mediterranea al mondo del dub con pietre miliari come “Animamigrante” e “Sanacore 1.9.9.5.” cimentarsi con esso, perché è un esperimento che può portare a ciambelle dall’inconfondibile buco (La Cina è vicina, esperimento molto buono a metà tra Radiodervish e Tiromancino, e una discreta e abbastanza trascinante Onda che vai, firmata dal leader di questi ultimi) e senza, per non dire prive di gusto (Mamma non lo sa, brano purtroppo inutile e sicuramente il punto più basso raggiunto dal gruppo, complice un vortice ormai impossibile da schivare del tutto come quello del Festival di Sanremo). Ma il bello, bello davvero viene avendo a che fare con tutto il resto. C’è Enzo Gragnaniello, che firma e prende parte ad una passionale ‘Na bella vita, c’è il sassofono di un sempre ineccepibile James Senese che fa suo lo spazio dello spoken reggae di Pane vino e casa, c’è il faccia a faccia con Gaudi, in un viaggio Bologna-Londra solo andata, all’interno della retrospettiva di The Follower. E ci sono l’electro-rock di Disco Biscuits, la scarna linea di basso che traina l’affascinante downbeat di Custodiscimi, l’India di Ancora vivo a contatto con l’Arabia di Amaromare e la calda e scatenata dance della title-track. Davvero niente male, per essere il repertorio odierno di un gruppo dalla carriera pluriventennale.

È vero, la gioventù di un tempo non tornerà mai più, eppure questo è un lavoro la cui apparenza inganna, e cela diverse sorprese irresistibili, frutto di un’inventiva che ritorna gradualmente e prepotentemente in auge, per un ritorno che non fa eccezione. Che l’ora della “controra” sia davvero arrivata? Probabilmente sì, e c’è da gustarsela. Non solo nell’Alma-universo.

Gustavo Tagliaferri

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