kleinkief – Gli infranti

Gli effetti di un’implosione sono sotto gli occhi di tutti, se riguardano non il campo astronomico e planetario ma quello personale, alla base di un’idea nata con intenti di non poco valore. Non un rigetto delle proprie particelle, ma un improvviso oblio in cui eclissarsi, per poi ritrovarsi con dei cocci da riattaccare, mano a mano, magari non immediatamente. Gli anni ’90 non sono poi così lontani, a pensarci bene, come non lo è quel 2002 che ha sancito quanto sopra, con la doppia faccia rintracciabile in quel “D’amortelocanto”. Felicità e inconsapevolezza del futuro allo stesso tempo. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, e quando si finisce per ripartire, magari con l’assistenza di label così atipiche e per questo validissime come la Fosbury Records, è un traguardo raggiunto con grande piacere. Da una compilation che inaugura un decennale a “Gli Infranti“, questi sono i kleinkief del 2013.

Come degli specchi spaccati in mille pezzi, come dei protagonisti di passioni sbocciate prima e appassite poi, l’ora di fare tabula rasa è giunta. Perché, con l’eccezione del blues squamoso e paludoso, quasi alieno e un po’ caveiano Le mucche intelligenti, per la band di Thomas Zane è tempo di ripartire dal concetto di pop, seppur con le relative contaminazioni: che sia caotico, come dei Belle & Sebastian cantati da Edoardo Bennato (!), nel momento in cui sopraggiunge Un altro amore nel ghiaccio, ritmato, grazie ad un riff portante dalle tinte funky, per L’anarcosentimentale, malinconico nel passare del tempo reso ancora più marcato con Weekend e nel panorama visibile e udibile nella ninna nanna La casa sugli alberi, sospeso tra R.E.M. e Keane per Ufonastri, ma soprattutto per Il fascino dell’assurdità, o persino intriso di un feeling tipico del brit-pop di classe (chi ha detto Pulp?) nel confronto alla rovescia che coinvolge Margherita e il maestro, tipico di un improvviso scambio di ruoli che rivoluziona l’intreccio di un già ben noto libro, il filo conduttore non differisce mai da canzone a canzone, anzi, in diverse occasioni è davvero convincente, soprattutto per quel che riguarda la seconda parte dell’album.

Difatti, in conclusione, per essere un lavoro composto da otto tracce, a farsi strada è un ritorno sincero e di sicuro effetto, che nonostante non eccella getta dei propositi che possono essere di buono auspicio per i Kleinkief, tanto da contribuire a rendere il loro nuovo percorso ancora più ferreo. Vista la loro natura di “infranti” la cosa è possibilissima.

Gustavo Tagliaferri

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