Senza trono nè corona: intervista a Jonas Renkse (Katatonia)

A un anno di distanza dall’uscita di “Dead End Kings“, una nebbia sottile ed evanescente è calata sulle undici tracce dell’album dei Katatonia, ovattandone le sonorità distorte e dando vita all’ultima uscita della band: “Dethroned and Uncrowned“. In occassione della sua uscita, abbiamo voluto incontrare Jonas Renkse, che ha recentemente collaborato con Bruce Soord (The Pineapple Thief) prestando la sua voce per la realizzazione di “Wisdom of Crowds“. Ci siamo così soffermati con lui sul percorso di maturazione che ha contraddistinto la band svedese, chiedendogli quali ispirazioni abbiano portato alla nascita degli ultimi progetti firmati Kscope.

Com’è nata la collaborazione con Bruce Soord, e quanto tempo ha richiesto la realizzazione di quest’album?

La nostra etichetta mi ha chiesto se volevo partecipare e poiché già mi piaceva ciò che Bruce fa con i The Pineapple Thief ho accettato. Credo che Bruce abbia lavorato a quell’album in maniera discontinua per un paio di anni. Per registrare la voce ci abbiamo messo cinque giorni.

Come hai trovato lavorare in un disco che non fosse dei Katatonia? Scrivere i testi di “Wisdom of Crowds” ha richiesto più impegno del solito?

Non ho scritto io i testi. Non è stato molto diverso da un album dei Katatonia, a parte il non scrivere i testi.

“Wisdom of Crowds” è edito Kscope, e anche “Dethroned and Uncrowned” (la versione acustica di “Dead End Kings”, n.d.r.) uscirà per la medesima label. Come mai, dopo tanti anni in Peaceville?

Credo che “Wisdom of Crowds” fosse già in programma da Kscope. Il “nuovo” dei Katatonia invece perché l’etichetta ha ritenuto che quel genere di album fosse meglio su Kscope rispetto a Peaceville. Il prossimo album dei Katatonia uscirà su Peaceville.

Dethroned and Uncrowned” è il primo disco riarrangiato in acustico della vostra carriera. Mi viene da pensare ad “Hindsight” degli Anathema, solo che nel vostro caso è riarrangiato un album per intero. Come vi state trovando? Pensate sia possibile che una cosa del genere riaccada in futuro, magari con un vecchio disco?

Credo che il risultato sia stato ottimo, ma penso che non lo rifaremo. Ci attendono sfide nuove!

Come mai avete scelto di realizzando in pledging (pegno, n.d.r.)? Avete davvero messo sottosopra le soffitte dei vostri genitori, per recuperare le bellissime memorabile che avete messo in vendita?

Dato che l’album è, diciamo diverso, abbiamo deciso di rischiare per assicurarci che sarebbe stato venduto e non finito sulla mensola come un esperimento mai finito. Molte delle cose che abbiamo venduto erano cose che comunque non ci servivano, come ad esempio vecchie scenografie, ecc… Ma alcune cose erano veri e proprie perle. Purtroppo funziona così, non si può vincere sempre.

Sappiamo che sei un grande estimatore di Jeff Buckley e di altri artisti che con il metal hanno ben poco a che vedere. Pensi che all’origine del progetto “Dethroned and Uncrowned” possa esserci in qualche modo il tuo amore per un tipo di musica più incentrata sulla melodia?

L’idea di base è venuta dall’album stesso. Dato che amiamo certi artisti non-metal ovviamente un po’ di ispirazione viene anche da loro.

Il 4 novembre uscirà per la Peaceville una versione di “Viva Emptiness” rimasterizzata. A detta vostra, si tratta di un mastering “come l’avevate sempre voluto”. Più volte nel corso degli anni avete ripetuto di non essere pienamente soddisfatti di come suonasse quell’album. Puoi parlarci di questo sound, e del perché non è stato possibile raggiungerlo nel 2003, quando uscì l’album per la prima volta?

Penso che il nuovo “Viva Emptiness” suoni più come i nostri ultimi album, ci abbiamo messo molto tempo ed impegno per farlo così com’è. Nel 2003 non avevamo abbastanza tempo per il missaggio sfortunatamente, dato che avevamo comunque speso tutto il budget nella registrazione. È stato fatto troppo in fretta.

Se dovessi tracciare uno schema per descrivere i tuoi testi, dividerei la discografia dei Katatonia in quattro periodi. Un primo più tipicamente doom death metal; uno più vicino alla tradizione goth, introspettivo e deprimente; un terzo periodo, nel quale racconti storie oscure, angoscianti e allucinate; e infine l’ultimo, che definirei il più malinconico e nostalgico. In che modo pensi che sia evoluto il tuo modo di scrivere testi, nel tempo? Ti rivedi in questo schema?

Difficile da dire… A ognuno il suo immagino. Per me sono sempre i Katatonia. Progrediamo, regrediamo, sperimentiamo e invecchiamo. La musica avrà un suono diverso in ogni epoca, per fortuna.

Per molti di noi i sedici anni sono un’età difficile, nella quale si compiono azioni che, nel bene o nel male, vengono rimosse dai ricordi, o liquidate con una risata. La domanda è: oggi, Jonas Renkse, come vede Lord Seth? Come si rivede un artista che, a sedici anni, ha realizzato un album che ha segnato un genere musicale?

Sono ancora Lord Seth in un certo senso. Rappresenta il mio bisogno di essere creativo e la volontà di fare sacrifici, non solo a Satana, ma anche per il bene dell’arte e della musica. Non dimenticherò mai cos’abbiamo fatto con il primo album. È stato un periodo magico.

E infine: tempo fa dicesti che Paul Auster, con la sua “Trilogia di New York”, era stato lo scrittore che più aveva influenzato la tua penna, con le sue storie allucinate, metanarrative, ambientate nella “città di vetro”. Ad oggi, quali pensi siano le letture o i film che più hanno segnato e influenzatola tua scrittura nel corso della tua carriera?

È da un po’ che non leggo libri, il che è abbastanza strano da parte mia. Il motivo principale è che il lume vicino al mio letto si è rotto. Non vedo l’ora di leggere il suo nuovo libro Winter Journal! Per quanto riguarda i film… “Babel” (film del 2006 diretto da Alejandro González Iñárritu) mi è piaciuto molto, con la musica meravigliosa di Gustavo Santaolalla. Sto ascoltando molto la colonna sonora.

Gabriele Fontana

Si ringrazia Oliver Tobyn per la traduzione

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *