Electric Sarajevo – Madrigals

Quanto è strano ritrovarsi immersi nel verde. Non vagabondi, ma dentro un’automobile che sfreccia sull’autostrada, con una croce facente da mirino. Del grande raccordo anulare di cantautorial-comica memoria non c’è particolare traccia, o se c’è non si riduce ad avere una preponderante voce in capitolo. Perché dietro un segnale del genere si può nascondere anche una tensione che pervade il corpo, sommergendolo in un abisso dove paura e desiderio sono in continuo contrasto, e dove il post-rock sembra essere un’adeguata via di fuga. Tutto regolare, a quanto pare, tipico o di una traversata per luoghi sconosciuti o di un ritorno a casa. Ma se c’è un “madrigale” per tutte le stagioni, non si parla neanche di lirica, se a farne tesoro sono gli Electric Sarajevo. “Madrigals“, appunto. Pezzi di vita in nove momenti. Sarajevo come Roma, per non dire il resto del mondo.

Paolo Alvano, già voce dei Kardia, e Massimiliano Perilli sono rispettivamente guidatore e assistente, se non viceversa, Andrea Borraccino e Stefano Tucci gli ideali compagni di squadra. Chilometro dopo chilometro la mente si ottenebra. Mogwai in primo piano, perdita di conoscenza sotto forma di zapping continuo e ricetrasmittente fuori uso, ideale modo di rappresentare Lost, Impero!. Punto di riferimento che trova il suo compimento con la strumentale The Madrigal, concentrato post-rock che include anche influenze di God Is an Astronaut ed Explosions in the Sky. Ma compiere un simile tragitto significa anche spingere l’acceleratore al suono di un rock tirato come quello di A Revelation, vedere la propria strada incrociarsi con quella di una Teresa Groissman i cui attimi sono rappresentati tanto da un beat industrial quanto da un sapore medioevale, sperimentare la forma pop con la malinconia elettro- sinfonica di City Dream e la ballata The Worst Lover. Uno spirito ampiamente condiviso dai compari Klimt 1918, in particolar modo i fratelli Soellner, Marco e Paolo, la voce nella vagamente pop Watercolours e la batteria nella trascinante The Sky Apart, e dal dinamico V Fisik (Inferno Sci-Fi Grind’N’Roll), la cui disperazione nell’epitaffio wave If You Only Knew è l’ideale per chiudere le danze.

Una volta giunti a destinazione è chiaro che farsi accompagnare da “Madrigals” significa essere consapevoli del fatto che questi quattro ragazzi romani hanno tutte le carte in regola per dare una nuova forma ai propri istanti di vita. Al suono di una musica che lascia andare e si fa lasciar andare. E che dà un ulteriore segnale all’affermazione di un genere tanto variegato eppure così personale.

Gustavo Tagliaferri

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