Dagger Moth – s/t

dagger mothIbridi, questi sconosciuti. Un fenomeno che funge da ideale studio da portare a termine per quei dottori e quelle dottoresse Frankenstein da sempre interessati all’argomento. Interesse ancora più marcato una volta che gli stessi decidono di sviluppare per conto proprio e fino in fondo un’idea, e perciò anche un compito da svolgere con attenzione. Questo Sara Ardizzoni lo sa benissimo, e se la decisione di mettere un freno all’esperienza dei Pazi Mine non è stata poco influente a quanto sopra, è anche vero che in quel del ferrarese, con la complicità di Giorgio Canali, amico di sempre, ideale concittadino e anima della Psicolabel, c’è l’ideale fauna di cui servirsi per ricominciare da capo. E simili parametri fanno sì che un progetto solista come Dagger Moth abbia i meritati natali.

A nascondersi è una creatura in continuo movimento, fugacemente e sapientemente immersa in una profonda ricerca di se stessa, padrona di un universo dove convivono le varie ramificazioni della musica d’autore e gli aspetti più interessanti dell’epoca moderna, dove il songwriting va dalla P.J. Harvey di Out of Shot alla Nico di Autumn Solo, e delle chitarre fatate costituiscono un ponte asimmetrico diretto ad un vicolo cieco, tanto quanto sono capaci di far rivivere lo spettro hendrixiano in quel di Wisteria Blues. Terreno fertile per gli altrettanto degni di nota vagiti elettronici, eterei in episodi come Crushed Velvet e abbandonati alla furia del glitch nella waveggiante Ghost, una Deadwood tra industrial e drum’n’bass, una Narcissues che non stonerebbe in ambienti EBM e il ruggito techno di Rust. Un matrimonio insolito, eppure così affascinante, frutto di un processo condiviso, guarda caso, con musicisti di supporto come Alfonso Santimone (East Rodeo), Luca Bottigliero (One Dimensional Man) e sua maestà Joe Lally (Fugazi). Un paesaggio innevato degno non solo di un insetto, ma anche di una lupa, e non è un caso che sia il sopracitato Canali a fare da accompagnamento al conclusivo e ululante refrain di Mind the Gap, lasciando anche lui una traccia indelebile in quella tormenta appena conclusasi. Eppure nuovamente desiderata.

Nella sua molteplice forma Sara Ardizzoni rinasce e di conseguenza dà nuova vita a una certa forma di scrittura e composizione, conquista e ipnotizza, senza perdere nemmeno un briciolo del proprio talento. Viene seriamente da augurarsi che quella di Dagger Moth non si riduca a essere una piccola parentesi, e che diventi come un virus pronto a insidiarsi il più possibile. Chiaramente, in positivo.

Gustavo Tagliaferri

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