Baths – Obsidian

Uscito per un’etichetta anticonformista come l’Anticon, fucina di alcuni dei migliori dischi di elettronica degli ultimi anni. “Obsidian” è la seconda prova del giovane Will Wiesenfeld che si nasconde dietro al progetto Baths, un piccolo prodigio o genio della musica. Come spesso accade per i musicisti che producono dalla loro stanzetta musica elettronica, ha origini nella musica classiche. Infatti, dall’età di quattro anni studia pianoforte per poi abbandonare solfeggi e ore di studio a dodici. Stufo della ripetitività degli esercizi classici si dedica a creare musica con uno strumento più tecnologico e forse più adatto ai tempi: il computer. Registra e produce alcuni album ed EP con vari pseudonimi. Dopo qualche anno e la maggiore età, viene notato e messo sotto contratto dando alle stampe: “Cerulean” sua prima prova che è figlia della fretta o forse di un’urgenza, che comunque riscuote un discreto successo soprattutto di critica. Ora, con questa seconda uscita, vira più su una maturità, che forse ancora non ha del tutto raggiunto, ma che decisamente rischia di diventare molto precoce.

Nei testi, spesso oscuri e crudi, si ritrova il vissuto di una persona più che di un’artista. Una sincerità di vita vissuta che può stupire per sincerità. Nella musica oltre agli studi sul piano classico che si possono facilmente percepire in alcuni arpeggi al piano (No Past Lives, Ironworks), ci si scontra con un orecchio molto attento alle nuove tendenze senza mai esagerare nel riprodurre o copiare. L’uso spesso di suoni indecifrabili da campionature di qualche “cianfrusaglia” (Worsening, Phaedra). Insomma una personalissima rivisitazione del mondo elettronico, virato più alla riflessione che non alla discoteca o alla playlist da dancefloor a tutti i costi. Baths ricorda molto alcuni suoi coetanei che oggi catturano le attenzioni delle maggiori riviste, ma con una personalità non votata all’apparire, ma ben si all’espressione sincera di se stesso, all’definirsi per ciò che si è.

Certo, il mezzo rimane simile ai vari James Blake, Toro y Moi o SBTRKT, ma in Baths si può ritrovare un’anima che forse difficilmente si riesce a riscontrare in album con suoni più patinati ma meno sinceri.

Nicola De Amicis

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