The Dillinger Escape Plan – One of Us Is the Killer

Pochissimi dubbi su chi sia l’assassino. D’altronde, sugli istinti omicidi della band del New Jersey c’è ben poco da sorprendersi. Abbiamo imparato ad amare i Dillinger Escape Plan sin dall’ormai lontano 1999, quando i cinque pubblicarono “Calculating Infinity”, album che a distanza di più di un decennio resta ancora un capolavoro di splendida, pazza bellezza. Varie line-up dopo, inanellata una serie meravigliosa di ottimi dischi, il gruppo americano resta ancora saldo al timone di quel mondo metal che ama sperimentare con ritmi dispari e schizofrenia musicale, riuscendo a guadagnarsi la fede dei fans e gli applausi dei critici. “One of Us Is The Killer“, nuova fatica di Greg Puciato e soci, conferma le qualità di questi artisti istrionici e fottutamente fuori da ogni schema.

Le primissime note di Prancer non ci danno neanche il tempo di fare un lungo respiro per affrontare l’ascolto: siamo subito catapultati nel ring dei Dillinger, in cui i colpi sono continui, incessanti e c’è pochissimo tempo per rifiatare (la title-track, che strizza l’occhio al rock americano più tradizionale, Nothing’s Funny o il break lounge di Paranoia Shields). Con la sicurezza che, alla fine, le vittime non saranno affatto i cinque ineffabili musicisti, ormai navigati aguzzini: i malcapitati saranno ancora una volta gli ascoltatori, incapaci di resistere alla furia schizzata della band, ammaliante nella sua forza tritaossa. La qualità dei brani è innegabile e conferma una vena compositiva che sembra davvero non sopirsi mai.Impossibile pensare a passi falsi compiuti dalla band durante la sua carriera. Se mai si dovesse provare a formulare una critica a “One of Us Is the Killer”, probabilmente sarebbe quella di aver voluto aggiungere poco a quanto già fatto negli ultimi anni. Come se sapessimo già cosa aspettarci da loro. Indubbiamente, però, il disco convince senza tentennamenti e soprattutto conserva intatta quella estrosa capacità di variare il percorso di ogni singolo pezzo con abili mosse: riff pesanti e cadenzati che vengono maciullati in pazze sfuriate hardcore (simil-grind in più punti), con aperture melodiche mai banali che stemperano i ritmi ipersostenuti e riferimenti sempre meno celati all’universo sludge e stoner. Su tutto, la prova ancora una volta sorprendente di Greg Puciato, monumentale nell’alternare scream, pulito e falsetto. Delle singole performances dei musicisti poco da dire: tecnicamente mostruosi.

Quaranta minuti di adrenalinico, sfaccettato e sincopato nervosismo, decisamente da camicia di forza. Non il capolavoro massimo del gruppo, bensì un compendio perfettamente riuscito di ciò che sono i Dillinger Escape Plan oggi: senza dubbio una delle migliori band (metal) sulla faccia della terra.

Livio Ghilardi

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