Tutto da rifare, un omaggio ai Fluxus

Mag-Music, in collaborazione con V4V Records, presenta:

Tutto da rifare, un omaggio ai Fluxus

MPP008

La semente nel cemento e nella lava

Ma che cosa ci sarà mai da riattare in quell’arcigna, massiccia e granitica architettura sonico-poetica che i Fluxus hanno lasciato in eredità al rock nazionale?

Quali “ambienti” disegnati da una mano così pesante e nervosa possono ancora prestarsi ad ospitare sensibilità musicali inevitabilmente diverse da quelle che vent’anni fa avevano presieduto al loro allestimento?

Al di là della retorica (le risposte stanno scritte nel programma di questo omaggio collettivo al gruppo torinese), resta aperta la questione legata ad individuare quale tasso di fecondità abbia avuto la loro musica presso la generazione che ne ha accompagnato la parabola artistica e, ancor di più, su quella della generazione che l’ha seguita.

Nessuno dei quattro album dei Fluxus ha mai beneficiato dei riscontri commerciali riscossi in quegli stessi anni dai dischi dei vari CSI, Afterhours, Marlene Kuntz e Massimo Volume. Nessuno dei loro lavori ha mai goduto dell’ospitalità che radio, televisioni e carta stampata hanno riservato a quei gruppi, né poteva perciò innescare processi di emulazione assimilabili a quelli scatenati da “Linea Gotica”, “Germi”, “Catartica” o – in misura minore – “Stanze”, eppure…

Eppure i loro dischi sono stati capaci di sbriciolare letteralmente l’annoso luogo comune per il quale il rock, nella sua accezione più cruda, proterva e urticante, fosse quanto di più remoto e incompatibile con l’idea di canzone così come la si concepisce in Italia. Persino laddove viene corredata da una didascalia tanto sdrucciolevole come quella che la qualifica “d’autore”.

E se tanto basterebbe già a rendere tutto tranne che eccentrico e snob il culto che i Fluxus hanno costruito sui loro dischi, ancora c’è da dire dell’impressionante impatto fisico che il loro suono aveva dal vivo, dell’inquietudine che stilla venefica e al tempo stesso maieutica dai loro brani.

Che, così come tutte le canzoni tetragone alle ingiurie degli anni, non possono che continuare a regalare emozioni vere anche quando sono altri a farle proprie.

Elio Bussolino

1. Majakovich – Giro di vite

2. Nervature – Fensi

3. Titor – Logica di possesso

4. Avvolte – Tutto da rifare

5. Marnero – Nessuno si accorge di niente

6. Evilfish – Uomo ghignante

7. Niente altro che macerie – Questa specie

8. Gli Altri – Talidomide

9. Mrozinski – Una splendida giornata di luna

10. Dogzilla – Immagine di un cane enorme

11. Chambers – Le cose non cambiano mai poi cambiano in un minimo limite di tempo

12. Miriam Mellerin – Lacrime di sangue

13. Mastice – Vita in un pacifico nuovo mondo

14. Heisenberg – Giro di vite



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