Kyt Walken | Du Hast – La musica dei Rammstein

Kyt Walken | Du Hast - La musica dei RammsteinAl pensiero di dover sfogliare la prima pagina di un libro sulla musica dei Rammstein sono stato colto da terribili ma eccitanti presentimenti di sciagure pirotecniche. Ho inizialmente annusato la copertina, sospettando potesse odorare di benzina e cherosene. Basito, per non aver visto realizzarsi la mia fantasia olfattiva mi sono spinto oltre, aprendo, con grande cautela, la prima pagina. È ovvio pensare che un libro sui Rammstein possa scoppiarti in faccia come un esplosivo artigianale, o almeno prender fuoco in una spontanea autocombustione cartacea. Niente di tutto questo si è verificato, e mentre il mio entusiasmo lentamente scemava, mi sono imbattuto in una puntuale interpretazione dei testi visionari di Lindemann e soci, sviscerati e scarnificati in ordine cronologico, come fossero corpi sul gelido tavolo di un medico legale.

Il lavoro, dal punto di vista giornalistico è completo. Vi sono citate tutte le pubblicazioni in modo lineare: singoli, premi, video, copertine, e chi più ne ha più ne metta. Ciò che mi ha lasciato perplesso è una certa freddezza di fondo, presente sia dal punto di vista puramente narrativo che da quello prettamente esegetico, un’assenza del principio di vita che ha fortemente compromesso la dinamicità della lettura. Il libro scorre a fatica perché privo di quel gossip sporco e greve che arricchisce significati e significanti, mantenendo viva l’attenzione del lettore. L’utente medio per un testo sulla musica dei Rammstein è tendenzialmente predisposto a leggere un libro con una mano, mentre con l’altra fa roteare delle bolas infuocate: alla luce di ciò facilmente sentirà un certo fastidio nel vedere che queste pagine non esplodono mai.

Le interpretazioni, come accennavo, sono coerenti ma ripetitive, appesantite dalla mancanza dei sopracitati grotteschi catalizzatori di attenzione e, soprattutto, d’informazioni inedite o inaspettate. Senza nulla togliere al certosino lavoro di documentazione, devo riconoscere di aver sofferto dell’impostazione troppo accademica, più vicina al concetto di tesi che a quello di libro.

Gli aspetti criptici della produzione della band rimangono insoluti, i misteri sulla vita privata dei membri anche, mentre la carta si accumula sciorinando informazioni poco potenti e, talvolta, scarsamente interessanti.

Non me ne voglia l’autrice ma, a parer mio, il dato che maggiormente rimane impresso di queste 250 pagine è l’inesistenza della base di Rammstein. Difatti i nomi “Rammstein” e “Ramstein” indicano due cose diverse e, non a caso, il nome del gruppo (Rammstein) si differenzia da quello della base NATO (Ramstein), teatro del grave incidente del 1988. Non certo un errore di poco conto per un testo sulla band teutonica.

Adrian Nadir Petrachi

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *