Auden – Love Is Conspiracy

The Get Up Kids, Texas Is the Reason e altri mille…. gli anni che viaggiano dalla metà degli anni ’90 e i primi ’00 furono anni in cui si evolse quella forma hardcore agrodolce, che combatteva contro i fantasmi della possibile morte di un genere che stentava a trovare nuove vie, in una musica – malinconicamente – beata di un’aura di nuova, elettrica, energia. Se gli Hüsker Dü negli anni ’80 cominciarono a dare una mano poetica all’hardcore, i Fugazi qualche anno dopo diedero l’impronta emotiva che servirà a creare l’ibrido chiamato “emocore”.

Ed ecco da dove nascono gli Auden: anni di evoluzione del genere, dalla rinuncia al pensiero nichilista che avvolgeva il punk. Gli Auden, durati pochi anni, partorirono queste 5 tracce, registrate dieci anni fa ai Temple of Noise di Roma e mai pubblicate, che prendono a piene mani dall’emocore anni 90, dandogli un tocco samiamiano nel suo incidere melanconico,  più indie-rock, e si sente l’influenza dei Karate nei brani centrali del disco.

I testi si rifanno completamente, essenzialmente, al tipico umore disincantato dell’emo, e seppur il cantato non sia il punto di forza del gruppo, l’insieme rende, facendo di questo album una gemma quasi destinata a  perdersi nel nulla, se non fosse stato per il ripescaggio della V4V Records, che con un minuzioso lavoro di recupero ha ridato freschezza e impatto sonoro alle melodie, lasciando intatta quella straniante sensazione di ascoltare una musica un po’ fuori dal tempo, che non è assolutamente un difetto, vista la deriva modaiola che poi ha subito l’emo.

Nella melodia più sbarazzina di brani come My Wrong Sentimental Education si sente un approccio più italiano al genere che li lega ai Fine Before You Came degli esordi, mentre l’ultimo pezzo (A Conspiracy About Love) è l’emblema dell’emocore della prima ondata d’inizio anni ’90: furia controllata, chitarre sporche, reminiscenze hardcore vecchio stampo nei cori e finale calante e melodico.

Un gruppo che probabilmente sottovalutò se stesso, lasciandoci solo queste poche tracce, che segnano comunque un momento memorabile nella formazione musicale italiana del genere. Poi non è colpa loro se l’emocore che venne dopo è tutt’altra cosa: troppo mainstream, niente core.

Damiano Cancedda

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