Retrografie: Novembre – Arte Novecento

novembre

Tutto ha inizio con Wish I Could Dream It Again…. Un diamante grezzo che rivela il talento di cinque ragazzi poco più che ventenni:  Carmelo Orlando, voce e chitarra; Giuseppe Orlando, batteria; Fabio Vignati, basso; Antonio Poletti, chitarra; Thomas Negrini, tastiere. I Novembre. Ridottisi a un trio (i fratelli Orlando e Vignati), due anni dopo danno alle stampe Arte Novecento, il loro lavoro più sottovalutato. La produzione è affidata di nuovo a Dan Swanö e si svolge nei suoi Unisounds Studios in Svezia. A distanza di quasi un ventennio, Arte Novecento conserva intatto il suo fascino. Un passaggio fondamentale per il metal. Italiano e non.

Di Arte Novecento e tanti altri lavori parleremo in “Retrografie“, la nostra nuova rubrica dedicata alla riscoperta di album italiani minori. Minore non nel senso di scarso valore, ma di non conosciuto/diffuso presso il grande pubblico. Italiano nel senso di musica fatta in Italia, non necessariamernte cantata in italiano. “Retrografie” cerca di indagare su quel che si cela dietro questi album dando la parola agli autori.

Carmelo, Arte Novecento è l’unico disco della discografia dei Novembre in cui rinunci al tuo – lacerante – screaming in favore del cantato pulito. Si dice che durante una data del tour di Wish I Could Dream It Again… ti sia strappato le corde vocali e che questo ti abbia costretto a un periodo di riposo, proprio nel periodo in cui iniziò la scrittura di Arte Novecento.

Beh si, andò pressappoco così. Avevo delle placche alla gola e come un incosciente feci comunque il concerto. Il risultato fu molto grave e non potei cantare per mesi. La cosa mi spaventò molto e credetti che la gola era fottuta definitivamente, così scelsi di cantare pulito. Ma mi sbagliavo, in seguito guarii e allarme rientrato.

Che relazione c’è tra la copertina e il titolo?

A quei tempi in mancanza di internet e di cover-artists degni, l’unica soluzione era aguzzare la vista e cercare qualcosa di interessante nelle edicole e librerie. Alla fine trovai quest’immagine in una rivista di arte. Il titolo lo avevo già e stava a pennello con la foto. Contattai il fotografo (Mario Vidor, un fotografo di fama internazionale) che ci diede il permesso di usarla gratis. Tutto qui, non c’è molto altro. Ci lavorammo un po’ sopra, non molto perché era gia perfetta così. Il risultato fu davvero soddisfacente.

Oh rain which fall down on me, lift me away from this place without dream” (Will). L’acqua, nello specifico la pioggia, apre e chiude Arte Novecento. Quest’elemento ritorna frequentemente nei tuoi testi. Sensazione riscontrabile anche in altre canzoni, come ad esempio Everasia, o Acquamarine. Le vostre origini sono sicule, il fatto di essere circondati dall’acqua ha in qualche modo influenzato la musica dei Novembre?

Credo di sì. Ma l’acqua è un elemento onirico per chiunque. Però credo che per chi cresce davanti al mare assuma un valore ancora più profondo.

Stripped, dei Depeche Mode, è stata la vostra prima cover pubblicata su album. Un appuntamento che si è rinnovato nel corso della vostra carriera con Cloundbusting (Kate Bush) e The Promise (Arcadia, side project dei Duran Duran). Avere svariate influenze è normale per un musicista, pubblicare una cover “del genere” può considerarsi un atto di coraggio. Oggigiorno reinterpretazioni del genere sono oggetto di edizioni speciali con bonus track. Che cosa vi spinse a inserirla in tracklist come parte integrante del lavoro?

Mah, era una cosa abbastanza usuale all’epoca. Ricordo i Celestial Season con Vienna degli Ultravox. E poi i Depeche Mode nel ’95 non erano ancora considerati l’icona metal-goth che divennero un paio d’anni dopo. Avevano ancora lo status di band sopravvissuta alla strage di 80’s band come Duran Duran e soci… facendo quella cover credevo che stavamo facendo una cosa abbastanza insolita. Invece di lì a breve si scatenò l’inferno di coverizzazioni, da Moonspell a Paradise Lost, poi Lacuna Coil e dio ci aiuti… Cosa davvero strana.

Arte Novecento fu registrato, come il l’esordio Wish I Could Dream It Again…, in Svezia con Dan Swanö in veste di produttore. Swanö non fu un semplice produttore, ma un vero e proprio mentore per voi e per quei gruppi che sarebbero emersi da lì a poco, come i vostri amici Opeth e Katatonia. Che cosa vi spinse all’epoca a lasciare l’Italia per la fredda Svezia?

La mancanza di studi adeguati. Ovunque andavi trovavi studi e fonici incapaci di gestire il metal. Sembravano allergici. Anche i piu rockettari… Basta ascoltare il demo come Catacomb, il 7″ che lo seguì. Tutti suoni orrendi e noi volevamo essere competitivi. Ricordo che fu Roberto Mammarella della Avantgarde Music a consigliarmi. Aveva da poco pubblicato gli svedesi Ophtalamia e i Katatonia di For Funerals to Come… e mi disse che gli Unisound (al tempo Gorysound) erano anche molto economici. Così chiamai Dan e il preventivo era ridicolo. Con quella cifra in Italia ci facevi appena l’intro di un disco di merda. Così andammo, e ci divertimmo anche un sacco (sorride, NdR).

Fosse prodotto oggi, Arte Novecento, suonerebbe ancora così?

Non credo. Quella fu una straordinaria combinazione. Dan è molto umorale, non otterrai mai un disco uguale all’altro. Poi registrammo il basso con la cassa di uno stereo… cose pazzesche. Poi credo che apporteremmo parecchie modifiche e i fan ci odierebbero (ride, NdR).

L’etichetta che seguì i vostri esordi, la siciliana Polyphemus Records, chiuse poco dopo la pubblicazione di Arte Novecento. Avete mai pensato di ristamparlo?

Si, ma non si è mai presentata l’occasione giusta.

Nel 1997 eravate poco più che ventenni.  Secondo te, un ventenne di oggi potrebbe mai scrivere un disco del genere?

Non so se sono la persona più adatta a cui chiedere. La competizione e la cultura metal di quegl’anni moriva proprio in quel periodo. La scena underground con tutte le sue rigidissime regole era dissolta. Era una struttura che garantiva risultati e qualità. Era una scuola, un ateneo, dove i più grandi insegnavano ai nuovi. Ora è tutto a casaccio. C’è gente che non sa neanche chi siano i My Dying Bride o che ascolta solo gli Anathema acustici. Oppure sto stillicidio di new-questo e new-quello, post-questo e post-quello, come se ci fosse un pre e un post… È un caos tutto internettiano, sbandato e ignorante proprio come quelli che non sono stati a scuola.

Ti capita mai di riascoltare Arte Novecento?

Devo ammettere che lo ascolto di rado.

Abbiamo parlato sempre al passa­to, ma esiste un presente e un futu­ro dei Novembre?

Mi limito a dire che presto ci saranno news!

a cura di Marco Gargiulo

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