The Flaming Lips – The Terror

the flaming lips - the terrorGli occhi, la percezione, il punto dove la propria vista giunge al limite. Ed ogni singola reazione presa passo per passo, di lì a poco, in quanto dirette conseguenze. Abbagli, eccesso di chiarore, improvvise apparizioni riconducibili ad un ipotetico paradiso giunto alle porte. Che sia il mare calmo situato davanti al passante di turno, che sia quel terreno così asciutto eppure tanto consono alla crescita degli alberi circostanti, è l’alterazione di tutto ciò ad avere grande voce in capitolo. Effetto tipico delle allucinazioni in technicolor, cose che ai Flaming Lips non sono affatto sconosciute. Ed il fatto di aver pubblicato quattro anni fa quell'”Embryonic” che ha funto da nuovo inizio ne è l’emblema definitivo. Ed è così che nasce “The Terror“. Un’altra forma di terrore, qualcosa che, ad ascoltarlo, porta al piacere, alla pace dei sensi. Una dicotomia non tanto sconosciuta ai nostri e che prepotentemente ritorna in auge.

Chitarre ed elettronica. Impronte fuzz e garage da una parte, armonizzazioni di stampo kraut e wave dall’altra. Questa è la psichedelia, il matrimonio tra due modi di vedere l’altra faccia della realtà, e come tale l’adeguata chiave per leggere il “terrore” che pervade la mente dell’ascoltatore. Un’esperienza che parte con Look… the Sun Is Rising e si chiude con Always There… in Our Hearts, evidenziando la distanza e la contemporanea vicinanza tra le due parti, ulteriormente marcata nel secondo caso. Ma tiene in bella vista anche la tecnica di rilassamento tanto di Be Free, a Way quanto di Try to Explain, il silenzio, il fruscio, il ronzio che viene fuori al suono di Turning Violet, loop apparentemente imperfetti come quello di You Are Alone, il recupero di Butterfly, how Long It Takes to Die, dallo “Strobo Trip” con furore, qui maggiormente indurita, fino ad una title track che contrappone beat elementari e feedback mai completamente sopiti con fatate venature gospel, quelle di una voce mai sottotono come quella di Wayne Coyne. Una via di fuga che culmina nei 13 minuti di You Lust, droga da assumere con la piena consapevolezza di non avere alcun effetto collaterale, se non la levitazione continua e il successivo godimento, mentre gli anni ’70 vengono lentamente sublimati in un vortice ipnotico, anche per merito dei Phantogram. Ecco l’illuminazione.

Si dice che certi gruppi, dopo un certo periodo in cui hanno continuato la loro attività, dovrebbero prendere baracca e burattini e darsi ad altro. Se il “terrore” è quello in esame, c’è da stare certi che i Flaming Lips non entrano e non entreranno ancora a fare parte di questa categoria. Non se lo meriterebbero assolutamente. Specialmente quando il risultato è un sogno che continuerà ancora per molto.

Gustavo Tagliaferri

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: