Unknown Mortal Orchestra – Blackout, Roma 23/11/2013

unknown mortal orchestra

“II” degli Unknown Mortal Orchestra è senza dubbio uno dei dischi del 2013, un’opera che ha saputo confermare egregiamente la bontà del progetto del cantante/chitarrista Ruban Nielson. Il coacervo affascinante di psichedelia, garage e pop d’annata elaborato con una spiccata attitudine lo-fi ha reso la band di origine neozelandese ma di stanza a “Hipsterlandia” (Portland) una delle più interessanti realtà musicali dell’ultimo triennio, nonché tra quelle più acclamate dalla critica. Sfidiamo quindi la pioggia battente per raggiungere il Blackout, dove il trio – a Nielson si aggiungono il bassista Jake Portrait e il batterista RileyGeare – andrà di scena.

Un pubblico internazionale (sembra una festa Erasmus) accoglie la band intorno alle 23, dopo che esattamente un’ora prima gli olandesi Mozes and the Firstborn avevano regalato 30 minuti di garage-rock molto fuzzy ed entusiasmante, per quanto abbondantemente già sentito. Si comincia dall’incipit dell’ultimo album, ‘’ottima From the Sun, ed è istantaneamente Nielson-show. Il cantante/chitarrista si destreggia tra microfono e strumento con abilità, grandi doti tecniche e – sia concesso l’ossimoro – timida decisione.  Un fiume di assoli, riverberi e delay si somma in una sequela coinvolgente di strati sonori, con gli altri due membri della band ad assecondare sapientemente le direttive del mastermind. La voce, molto acuta ma ricca di sfaccettature, non può che far colpo. Rispetto ai dischi, l’approccio dal vivo suona molto più garage e blues, a scapito della componente più psichedelica mente pop. Code quasi noise, su cui anche Riley Geare si toglie qualche sfizio dietro le pelli, incrementano la durata dei brani, tra i quali è doveroso citare Thought BalluneStrangers Are Strange e Monki. Vien da pensare che la deliziosa No Need for a Leader abbia un titolo paradossale, se pensiamo alle innegabili doti del leader di cui la band voracemente si nutre. Il set si chiude con Funny Frends, il brano da cui l’epopea degli Unknown Mortal Orchestra ha avuto inizio tre anni fa, con un’anonima pubblicazione su Bandcamp. Il commiato è solo temporaneovisto che, con l’incitamento del pubblico, si procede con i bis. Prima Nielson in solitudine esegue una versione acustica Swim and Sleep (Like a Shark), poi raggiunto dal resto della band si lancia nella fantastica e apprezzatissima So Good at Being in Trouble e nella conclusiva Boy Witch.

Un concerto notevole pur nella sua apparente e diretta semplicità, che ci regala una band in stato di grazia da cui è lecito e doveroso aspettarsi grandi cose in futuro.

Livio Ghilardi

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