Diaframma – Preso nel vortice

diaframma - preso nel vorticeHo fondato un gruppo. Questo gruppo è tutto quello che ho” recita il ritornello della traccia numero 4 (Ho fondato un gruppo, appunto). Eh sì, perché il legame che unisce il nome Diaframma a quello di Federico Fiumani è indissolubile, è impossibile parlare dell’uno senza parlare dell’altro. Sono anni ormai che i Diaframma non sono più un gruppo in senso letterale ma uno pseudonimo con cui il chitarrista/cantante continua imperterrito una carriera iniziata nei gloriosi anni ’80 nella scena underground fiorentina. Fiumani è un’artista a tutto tondo che non vive di luce riflessa sui successi cult di “Siberia” (1984) e “Boxe” (1988). Non avrà raggiunto il grande pubblico ma negli anni ha trovato una propria dimensione, sprigionando sul palco un’energia che artisti pseudo rock più blasonati si sognano.

Preso nel vortice” è l’ennesima dimostrazione di tutto ciò. Per apprezzarlo si deve scendere a compromessi con la figura di Fiumani, con il suo essere l’ultimo baluardo punk, dove testi fatti di quotidiana inquietudine si intrecciano con situazioni spiazzanti e paradossali (L’amore è un ospedaleClaudia mi dice). Un’originalità che compensa doti vocali non certo eccelse. Fiumani è così. O lo si ama, o lo si odia. Prendere o lasciare.

Chi cerca il pezzo orecchiabile o il testo immediato si tenga alla larga da questo disco (anche se non mancano canzoni di facile presa al primo ascolto come Il suono che non c’è). Chi ha “coraggio da vendere” (giusto per citare un altro vecchio disco dei Diaframma) invece, prosegua nell’ascolto di un’artista che, nel bene o nel male ha fatto della schiettezza e della sincerità il trait d’union del suo percorso musicale. In questo senso merita di essere menzionata Ottovolante (una canzone per Piero Pelù) dove Federico rivive l’esperienza dell’ospitata al concerto dei Litfiba del 1° giugno 2012 (toccante il verso “amico mio che bella la terra da quassù“). Una parentesi in cui l’artista fiorentino ha solcato in punta di piedi il palcoscenico del mainstream con sguardo distaccato ma non supponente, facendosi coinvolgere dalle emozioni di quella serata magica (della quale sono stato fortunato spettatore).

Giovanni Caiazzo

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