11 cover per… Luca T. Mai (Zu, Mombu)

luca t. mai

Il sassofono baritono è lo strumento che dà forma ai suoi latrati interiori. Luca T. Mai è una delle teste di quel Cerbero conosciuto ai più col nome terreno di Zu. Non solo. Con il percussionista Antonio Zitarelli (Neo) da due album a questa parte costruisce le architetture sonore che fanno da sfondo alle divagazioni etniche dei Mombu. Gruppo che, insieme con il chitarrista Paolo Spaccamonti, ha pubblicato un EP a nome Spaccamombu nel 2012. Ecco la sua tracklist. Buon ascolto.

AC/DCHells Bells (da “Back in Black”, 1980)

Il brano d’inizio del leggendario “Back in Black”. Quello che ha irrimediabilmente rovinato la mia crescita. L’illuminazione sulla via del metal. L’inizio della fine.

Black SabbathInto the Void (da “Master of Reality”, 1971)

“Master of Reality” è il disco secondo me che pone le solide fondamenta del metal: brutale, oscuro e pieno di grandi riff. Into the Void ne è, visto che siamo in ambito di esempio architettonico, la pietra angolare.

Eric DolphyStraight Up and Down (da “Out to Lunch!”, 1964)

Da “Out to Lunch!”, uno dei dischi più belli di jazz, completamente astratto e Straight Up and Down rappresenta l’andamento. Una camminata da ubriaco, come la definiva pure Dolphy. Il titolo descrive bene il tema del pezzo, cioè su e giù, senza mai cadere, capace di essere in timing per poi allontanarsene e aprire nuovi flussi di musica, mantenendo sempre presente l’attenzione fino a ritornare al tema.

Miles DavisOn the Corner (da “On the Corner”, 1972)

Qui Miles Davis pone le basi per un nuovo discorso musicale. Che è un discorso che ho sempre condiviso nella mia ricerca musicale. In “On the Corner” c’è jazz, rock, funky, hardcore, il tutto sostenuto da un ritmo ipnotico e marcato. Mi chiedo ancora come mai ciò che è seguito a questa musica sia stata la nascita della fusion.

John ColtraneSun Ship (da “Sun Ship”, 1965)

Qui si inizia a esplorare altri territori che non sono più musicali. Non a caso si chiama “Sun Ship”. Sarà il periodo degli allucinogeni per Coltrane, ma il pezzo con un tema “riff” iniziale che serve solo come incipit, intraprende uno dei viaggi ultraterreni meglio riusciti di Coltrane. Un bel bombardamento fotonico sull’Alabama razzista degli anni ’60.

Sun Ra – Ancient Aiethopia (da “Jazz in Silhouette”, 1959)

Qui c’è tutto il mio immaginario jazz psichedelico storico. Di Sun Ra farei un disco di cover, perché è uno dei pochi musicisti che riesce a farmi visualizzare la sua musica. Ancient Aiethopia è una sacra marcia per le strade Aksum, gente in festa che inneggia a Iside, fino a quando la sacra statua non entra nel tempio dei sacerdoti per i misteri.

Cannibal CorpseScourge of Iron (da “Torture”, 2012)

Il singolone dell’estate. Suono, riff, tempo: troppo bello questo pezzo. Ho con me una lunga lista di persone a cui far provare lo “scourge of iron”.

Thelonius MonkMisterioso (da “Misterioso”, 1959)

Una scansione di note eterea, geniale. Uno dei pezzi più visionari di Monk, quasi un omaggio a Black Satie.

Jimi HendrixVoodoo Child (da “Electric Ladyland”, 1968)

Ecco, qua si entra nel regno (se già non ci eravamo entrati prima) della micologia al di fuori della sfera alimentare. Generalmente anche i normali funghi che mangiamo a tavola come i prataioli, champignon, chiodini, eccetera sono privi di valore nutritivo, ma comunque non ce ne priviamo, per il loro gusto molto buono. Ma dobbiamo sapere che i funghi esistono già dal Cretaceo e che, se c’è stata un’evoluzione dell’ ecosistema sulla Terra, è grazie ai funghi. Quindi credo che i funghi e in questo caso la famiglia delle Psilocybe, abbiamo molto più esperienza di noi e se li assumiamo ne possiamo trarre dei saggi insegnamenti. Il piccolo “bambino voodoo” insegna: And if I don’t meet you no more in this world/ Then I’ll meet you in the next one/ And don’t be late, don’t be late/Cause I’m a voodoo child, voodoo child.

Pink FloydEchoes (da “Meddle”, 1971)

Credo che la passione per questa canzone sia nata guardando “Live at Pompei”: la perfetta interazione tra la musica e il paesaggio, le immagini e il testo ne fanno un bramo unico. Per quanto i Pink Floyd siano invisi a molti musicisti credo, senza voler apparire un vanaglorioso, che il percorso di ricerca musicale degli Zu sia simile a quella dei Pink Floyd. A voler marcare le differenze, noi non abbiamo mai cercato un percorso melodico commerciale come ammesso da loro, più che altro perché non ne abbiamo mai sentito il bisogno.

Lou XDove sono i bastardi (da “A volte ritorno”, 1995)

Un omaggio al più grande rapper italiano. Nessuno prima e nessuno dopo Lou X.

a cura di Christian Gargiulo

11 cover per…” è la nostra nuova rubrica. Funziona così: un(a) musicista sceglie le undici, altrui canzoni che inserirebbe in un suo personale album di cover e per ogni scelta fatta ci spiega il motivo. Senza alcun tipo di limite: né di genere né di nazionalità né di periodo storico.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *