CorLeone – Blaccahénze

corleone - blaccahénze

corleone - blaccahénzeA Rosario “Roy” Paci si può dire di tutto, tranne che non sia un musicista dalle mille risorse. Perché, al di là della sua dignitosissima carriera da session man e, in misura minore, quell’Aretuska tanto nota ai più, è con il progetto CorLeone che ha fatto sì che emergesse il genio, la parte più forte di sé. E se “Wei-Wu-Wei” ha ben adempito al dovere di aprire il sipario, questo “Blaccahénze” è il trepidante ritorno a quelle sonorità già respirate allora. Niente voci, solo musica, l’immaginazione al potere, il feeling soffuso, quasi bakeriano, di una Lookin’ for Work o dell’assolo introduttivo di Tromba l’oeil (Reloaded) che diventa un ricettacolo di riffoni hard-rock, intrecci spionistici jazzcore (Cinematic Conventions of Murder), fiatistiche addizionali Zu-style (se non anche Mombu-style, per citare colleghi altrettanto illustri, come in Double Threesome) e citazionismi brunomartineschi (Moshpit Comedy, un’Estate in chiave sperimentale?), tarantelle africane (Umuntu ngumuntu ngabantu). Oppure tale da sbeffeggiare certe mode del momento, sfuggendo ad omologazioni di qualunque sorta (Budstep Infected, che si mangia in un boccone molte copie carbone di Skrillex). Tanti espedienti, quelli dell’ensemble made in Paci, che lasciano a bocca aperta. Perché a “Blaccahénze” non si sfugge. Anzi, ce ne si innamora sempre di più.

Gustavo Tagliaferri

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