Vin de Mia Trix – Once Hidden From Sight

vin de mia trix - once hidden from sight

vin de mia trix - once hidden from sightDalla scena doom-metal ucraina, ormai sempre più attiva e prolifica, e imparentati coi russi Kauan (il bassista è lo stesso) emergono i Vin de Mia Trix, che ci propongono, con questo “Once Hidden from Sight“, un amalgama di qualsiasi sottogenere si possa immaginare: death/funeral-doom, qualche spruzzata di death/black e in qualche occasione anche di rock.

L’incipit dell’album e della opener A Study in Scarlet ci riporta infatti subito a metà anni ’90 e ad una fantastica The Cry of Mankind degli inglesi My Dying Bride, emblema del death doom inglese, omaggiata forse con fin troppo zelo. L’introduzione di Nowhere Is Here – ma come anche quella di Silent Word, per esempio – ricorda invece, coi suoi riverberi tanto accentuati e la voce lamentosa del cantante Andriy Tkachenko, i tedeschi Ahab e il loro alquanto fantasioso “nautik-funeral-doom”. Per il resto l’album è come se si dividesse in tre parti da due canzoni ciascuna, intervallate da intermezzi di pianoforte (Là où le rêve et le jours effleurèrent e La persisténcia de la memória) che abbassano un attimo la tensione – ma anche l’attenzione – dell’ascoltatore.

L’originalità sta probabilmente solo nelle interessanti progressioni riproposte bene o male durante tutto l’album, nelle linee di basso quantomeno molto variegate e negli sprazzi di cattiveria che talvolta la band ucraina si concede con immediato successo. La prova vocale sarebbe notevole sia per quanto riguarda le harsh che le clean vocals, se non fosse per la somiglianza di quest’ultime con quelle di Daniel Droste dei già citati Ahab, richiamati, oltretutto, anche dalla vena progressive che le tracce spesso assumono. Per quanto riguarda le sopracitate tracce di pianoforte, forse sarebbe addirittura stato meglio non inserirle nella tracklist, così da diminuirne il minutaggio e la conseguente prolissità.

Nel complesso “Once Hidden from Sight” è un album che presenta qualche spunto veramente interessante, ma che si perde nella ridondanza di alcuni passaggi, per la maggior parte molto derivativi. Si spera che la band, dotata di buone qualità e ottime potenzialità, riesca a fare di meglio con la sua prossima fatica.

Edoardo Giardina

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *