Green Like July – Like a Fire

green like july - like a fire

green like july - like a fireImmaginatevi un mese rovente e secco come luglio, essere verde come primavera. Questi sono i tempi in cui viviamo, i nostri tempi fatti di cambiamenti climatici e non solo. Un po’ come immaginarsi un gruppo puramente folk avere origine in Piemonte, per muoversi poi verso le terre dove il folk è nato per nutrirsi e riprodursi. Questi sono i Green Like July. Non solo questi ovviamente, la metafora ad esempio chiarisce solo a metà il concetto, che è sicuramente più complesso.

Al loro terzo album, “Build a Fire“, il gruppo guidato da Andrea Poggio cambia e matura. Non solo nella formazione, ma sostanzialmente alza il tiro, e dopo un primo tentativo di “copia” folk (si ascolti “Four-Legend Fortune”) prova a personalizzare lo stile influenzandolo con ingredienti più europei. Da questo esperimento, necessario per dare un significato al progetto che altrimenti poteva risultare decisamente poco creativo, ne esce un disco più libero. Legato ai Beatles in alcuni casi, all’Italia in altri, ad influenze insomma che provano a smarcare il gruppo e a dargli una sua natura più riconoscibile. La bravura tecnica e gli arrangiamenti hanno un marcato sapore d’oltreoceano, non a caso anche questo disco come il precedente è stato registrato presso gli ARC Studios in Nebraska. Ogni singolo suono è dove deve essere, quasi a seguire uno schema prefissato. Forse questo è il limite intrinseco nel voler suonare qualcosa che non è propriamente nativo, ma qualcosa con cui si è cresciuti e non si potrà mai fare proprio.

Nei testi che parlano di paesaggi da Route 66, di motel e di quell’immaginario americano da europeo in trasferta, ci si sente in una cartolina. Un’immagine messa lì a dimostrazione della capacità di cogliere le sfumature di una cultura alla quale non si appartiene. Anche grazie all’aiuto negli arrangiamenti di un gran musicista quale Enrico Gabrielli. Tutti i pezzi hanno una loro struttura precisa, a volte rigida, che s’incastra nelle raffinate sovraincisioni di chitarre e tastiere, eseguite a volte da musicisti amici della scena americana.

Una cartolina, per quanto non sarà mai come l’originale, rimane comunque una foto di un bel posto ed una visione personale di un artista.

Nicola De Amicis

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