Virginiana Miller – Venga il regno

virginiana miller - venga il tuo regno

virginiana miller - venga il tuo regnoSi vivono tempi duri, e forse non lo sono mai stati così strani come quelli che caratterizzano i quattro anni trascorsi dal rilascio di un disco come “Il primo lunedì del mondo“, per non dire anche prima. L’aria che si respira sa di perenne confusione, tra lavoratori e disoccupati, spettatori ed eremiti, là dove la media borghesia fagocita qualunque cosa abbia a che fare con la consapevolezza e la serietà, come già insegnava Gaber, ma in particolar modo Lolli. E se in qualche modo questo è un segnale che genera pessimismo per alcuni, c’è chi, in qualche modo, non rimane con le mani in mano e ancora auspica un domani migliore, dalla sua natia Livorno. “Venga il regno“, difatti, alla luce di quello che è il titolo del sesto lavoro in studio di una band come i Virginiana Miller, non ha esclusivamente il ruolo di proclama, bensì quello di un’attesa che finalmente giunge alla conclusione.

Una corona, quella del primo piano, che diviene possedimento. Non mirato esclusivamente ad una persona, quanto a tutti coloro che, chi in un modo, chi in un altro, finiscono per averne diritto. Soggetti che vivono nelle parole di Simone Lenzi e che pur non avendo mai avuto un’unica collocazione sono accomunati da un fattore: l’amore universale, non inteso certamente come qualcosa di banale ed artefatto. E così si passa da un singolo di tutto rispetto come Una bella giornata alla Tutti i santi giorni che, per l’apposita pellicola, si è guadagnata un meritatissimo premio portato a casa, fino alla destrutturazione della politica, che passa da Aldo Moro, le Brigate Rosse e la sopravvivenza in una struggente Anni di piombo, probabilmente una delle composizioni di maggiore rilievo di sempre per la band in esame, all’instabilità delle varie cariche governative nella cadenzata Nel recinto dei cani. Oppure una Due il cui incessante giro di pianoforte ha un affascinante retrogusto di murder ballad, quella Pupilla che continua dove già Lunedì aveva dato un forte segnale, quattro anni fa, il senso di fede agnostica che straripa dalla Lettera di San Paolo agli operai, la rivendicazione di diritti e doveri alla luce delle feste, ieri come oggi, le illusioni di Effetti speciali e uno spirito gainsbourgiano che sembra imporsi prepotentemente in Chic, e poi l’ambiguo ritratto della Caput Mundi, posto non a caso come chiusura dell’opera, L’eternità di Roma, la quale, tra vizi e virtù, usi ed abusi, finisce nuovamente per irrompere e fare breccia.

Più pop e meno rock, stavolta. Ma un pop stivalesco il cui odierno, abusato e maciullato concetto vive una nuova vita, per un gruppo che da anni ed anni, senza chiacchiere e fronzoli, sa come andare avanti a testa alta. E “Venga il regno”, metaforicamente parlando, è una pioggia di raggi di sole, la constatazione di una bellezza che non fatica a manifestarsi neanche stavolta. Oltre che, di certo, uno dei punti maggiormente alti raggiunti dai Virginiana Miller. Che regno cagnesco sia quello che verrà, si spera.

Gustavo Tagliaferri

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: