AA.VV. – Artisti vari risuonano i Frigidaire Tango

artisti vari risuonano i frigidaire tango

artisti vari risuonano i frigidaire tangoFirenze, la new wave, il dark, la nascita di un movimento andato quasi di pari passo con quel punk che si stava diffondendo tanto a Bologna quanto a Milano. Di cose ce ne sarebbero da dire e finirebbero per non essere mai abbastanza. E se Litfiba e Diaframma hanno finito per diventare tra i nomi maggiormente d’impatto da tale epoca fino ad oggi, ancora prima, andando più in profondità, in quel di Bassano del Grappa si è mosso un progetto, capeggiato da Stewie Dal Col, dal cui esordio sono passati più di vent’anni prima che si arrivasse ad un ritorno vero e proprio, preceduto da un box non da poco conto. Se è vero che i Frigidaire Tango sono stati questo, non poteva che destare un certo interesse l’idea di rendere loro omaggio attraverso un progetto, prodotto dalla Go Down Records, che ha la particolarità di vedere incontrare allo stesso tempo colleghi dell’epoca che fu e vari suoi estimatori. Ma è un movimento, quello di “Artisti vari risuonano i Frigidaire Tango“, che non si compie unilateralmente.

È vero, tra i presenti in prima linea c’è l’amico Giorgio Canali, personaggio più unico che raro, che quando si tratta di fare propria Richiamo non si smentisce di certo, rendendola rabbiosa ed elettrica al punto giusto, ed anche i sopracitati Diaframma di Federico Fiumani, che tira fuori il lato maggiormente cantautoriale di sé in Poesia di luce. Ma non sono i soli. Si parla anche di pop, che sia soffuso, orchestrale ed al contempo sperimentale come nel caso del Magnetofono (Tutto, niente, qualcosa), o con un tocco latineggiante, ma non certo banale, vedesi Normalmente triste e l’interpretazione di Camilla Fascina e Piol, di electro-rock spezzettato firmato Phinx di Take Over from Me e no-wave sbilenca e burlesca made in Casa e della loro Paura del tempo, di faccia a faccia con le piste da ballo, là dove Butch M.A.D. si dà all’IBM con il remix di Preghiera mentre techno e drum’n’bass la fanno da padrone una volta che Faust Degada, direttamente dai Degada Saf, riprende Natural Mente. E poi ci sono i due minuti di onesto e sincero rock’n’roll senza fronzoli degli OJM (The Tiger), il free jazz di Bruno Romani e Xabier Iriondo, rispettivamente sassofono di Detonazione e chitarra multiuso degli Afterhours, che lascia all’immaginazione l’idea di come può essere Presage, l’ipnotica The Cock (miniaturizzato) dei Plasticost Mutanti, un virus che inocula immediatamente al cervello dell’ascoltatore, i sette minuti di Dreamcity, viaggio nei confini della wave più acida ed eterea e di certo post-rock trainato dagli Adam Carpet, nuova creatura di Diego Galeri, gli Operaja Criminale che, da Roma con furore, danno un che di etereo e distorto a Vanity Fair, i Sick Tamburo che, con l’apporto di XOX, rileggendo Push sembrano avere a che fare con una retrospettiva dell’epoca Futuritmi-Great Complotto, il post-punk degli Wora Wora Washington e della loro versione di Brain Rock, cerebrale di nome e di fatto, la sempre attiva Ilenia Volpe che dà a Milioni di parole una chiave di lettura interstellare, quasi alla Bowie di Space Oddity, cantautoriale come quei Radiofiera che chiudono le danze con Recall.

Di tutto e di più, per un risultato complessivamente molto soddisfacente. Un lavoro di squadra che rende giustizia ad un progetto che ha saputo come uscire dalla spirale del dimenticatoio, e che è di buon auspicio per chi volesse cominciare a prenderci la mano.

Gustavo Tagliaferri

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