VideoVisioni: I Cani – Storia di un artista

i cani

La critica annichilente e acuta alla nuova borghesia italiana, quella “per bene”, quella che si distingue da quella “reale” per essere la sua imitazione “artistica” (ma che di artistico non ha nulla), è una delle marche autoriali più forti che hanno fatto in questi anni la fortuna de I Cani. Il brano Storia di un artista sottolinea con ferocia questo loro punto di vista e trova nel videoclip firmato da Luca Lumaca un accompagnamento intelligente alla visione del gruppo romano.

Rivolgendosi questa volta a una certa “borghesia dell’arte”, la canzone gira intorno alla figura di Piero Manzoni, la cui biografia artistica controversa si pone come guida e sintesi perfetta di quella società presa di mira, simile a un Caronte in una discesa negli inferi.

Il video è una continua riproposizione dei lavori più famosi dell’artista milanese, tutti presentati in un ambiente asettico in cui donne seriose vestite di bianco “svolgono” man mano le diverse opere d’arte, dai “Corpi d’aria” alle “Linee”, passando per le più famose “Base magica” e “Merda d’artista”, come se questi fossero esperimenti riproposti metodicamente in laboratorio per essere sezionati e studiati.

Si parte da un’inquadratura fissa che mostra un blocco di metallo con su scritto “Socle du monde”, opera che posta capovolta su un suolo eleva, nelle intenzioni dell’artista meneghino, il mondo a opera d’arte. Subito dopo vediamo una donna che legge e, poco più indietro, altre due donne inquadrate a testa giù intente a osservare dei quadri. La camera ruota di 180° proseguendo nella carrellata, questa volta nella direzione opposta. Da questo punto in poi questo principio di “inversione” passa dal movimento di macchina al tempo delle singole scene, la maggior parte delle quali sono montate in reverse.

Questo tempo in “negativo” guida e veicola un simbolismo altrettanto negativo raccontato dal testo della canzone. Il quale, però, non viene distrutto o demistificato ma soltanto utilizzato per mettere in scena se stesso, senza una netta presa di posizione contro di essa. Proprio questa presentazione lineare e schematica mette alla berlina tutti quegli atteggiamenti, comportamenti e status quo che vivono intorno al simbolismo malato messo in scena, cosa che richiama perfettamente il modo di fare musica de I Cani. Da un punto di vista narrativo, infatti, troviamo una continuità con lo stile didascalico dei testi del gruppo. Lente carrellate accompagnano i gesti semplici dei personaggi che altrettanto lentamente seguono didascalicamente ciò che viene raccontato dal testo attraverso la presentazione delle opere d’arte di Manzoni.

Nel finale sarà poi affidato a una televisione il compito di mostrare la famosa scatoletta con su scritto “merda d’artista”, che viene aperta e il cui contenuto spalmato su una fetta biscottata offerta a una bambina. Ma la bambina alla fine non mangia. E così, come nel finale di “A Serious Man” dei fratelli Coen, dove i protagonisti si salvano dal tornado soltanto perché il film finisce, la televisione che trasmette le immagini della bambina che sta per addentare la merda d’artista si spegne un attimo prima del morso, quasi a volerla salvare dall’illusorio e pericoloso “modo di essere” che quelle immagini portano con sé una volta ingerite. Ma il televisore rimane in campo. Spento ma ancora in campo e sorretto dalle due attrici, quasi a ricordarci che seppure sia facile interrompere un flusso di immagini, non è altrettanto facile distruggere chi quelle immagini le genera. E in questo contesto fumoso, saper identificare e comprendere le immagini, come sapientemente mostrano di saper fare I Cani e Luca Lumaca, diventa una fondamentale arma di sopravvivenza.

a cura di Jacopo Maresca

VideoVisioni: analisi, visioni, impressioni. Critica e recensioni dei videoclip contemporanei.

Suono, scrivo e faccio video. A Milano per studiare il cinema e i nuovi media.

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