Massimo Zamboni e Angela Baraldi – Un’infinita compressione precede lo scoppio

un'infinita compressione precede lo scoppio

un'infinita compressione precede lo scoppioIl valore di un ingranaggio va considerato non solo in base a quella che è la sua condizione. Un ingranaggio non è solo un ingranaggio. È un elemento fondamentale per lo scorrere delle macchine, degli eventi, del quieto vivere. Una cosa come una persona, un tassello di un lavoro svolto da più parti, per quanto non unicamente riconducibili alla forma umana. Di conseguenza, come di ingranaggio in ingranaggio il processo non cessa, altrettanto chiaro è lo scopo di “Un’infinita compressione precede lo scoppio” per Massimo Zamboni e Angela Baraldi, specialmente quando si tratta di andare oltre l’esclusiva ripresa del repertorio di CCCP Fedeli alla linea e Consorzio Suonatori Indipendenti. Il sovraccarico, il raggiungimento della saturazione, e di conseguenza una catastrofe fatta di fuoco, fumo e cenere. Ma anche capace di portare alla sopravvivenza.

Agire una volta cessato il pericolo. Sembrerebbe essere questo il fulcro da cui partono le undici canzoni totalmente inedite che vanno a formare l’album, frutto del diffuso e controverso universo del crowdfunding. Uno stato degli eventi che si equilibra tra quiete e collera, e che ben si amalgama alla band che ormai accompagna i nostri, dal chitarrista Erik Montanari al bassista Cristiano Roversi, fino al batterista Simone Filippi (Üstmamò). Un umore che passa dal grido, presa di posizione nei confronti dell’America, di Sbrài, ad una ritmica incalzante, con tinte di matrice elettronica, presente in Lamenti, cadenzata per quanto riguarda In rotta, per quanto meno incisiva una volta giunta Fallimentare, se non addirittura prossima ad un blues’n roll, quello di Fine, affidato alla voce dello stesso Zamboni, oltre a quella della fida Angela. La stessa che si abbandona alla parte più soave del disco, quella che comprende la dichiarazione di intenti di Vorremmo esserci, il tremolante mantra di Che farai, il mood di ispirazione depechemodeiana che avvolge Parlare non toccare, con conseguente interrogativo finale: “Ci salveremo mai?“, ninne nanne affidate a beat di stampo trip-hop (Protezione in negativo) oppure al solo pianoforte (Nel cuore della notte) e il vibrante ed incessante spoken word conclusivo di Ad ora incerta.

È, a suo modo, un disco di amarezza, ma anche di speranza, quest’ultimo firmato dalla coppia Zamboni/Baraldi. E allo stesso tempo qualcosa che non fatica a mostrare i suoi pregi, tipici di chi, nonostante il passare del tempo, non si riduce esclusivamente a trovare il momento giusto per battere cassa. Un’Emilia, la loro, che ancora sa come alzare la voce. Uno scoppio dai felicissimi effetti.

Gustavo Tagliaferri

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