Dogs for Breakfast – The Sun Left These Places

dogs for breakfast - the sun left these places

dogs for breakfast - the sun left these placesFa sempre piacere abbandonarsi ad ascolti del genere, un po’ per il gusto di approcciare di tanto in tanto un genere estremo in quanto a prostrazione fisica e nervi tesi, un po’ per il semplice gusto di sondare la realtà dell’underground italiano. E come è accaduto praticamente per tutto il 2013, riuscendone pienamente soddisfatti.

I Dogs for Breakfast hanno il suono del post-core passato per un frullatore vagamente hard-stoner, e il risultato è la manata in pieno viso che può darti un crossover groovy quando viaggia progressivo su onde telluriche frastornanti.

Hanno qualcosa di vagamente riconducibile ai 16, per dire, ma molto più a che spartire con i vicini letto (ospedaliero) (A)toll di Perugia, segno che la rinascita di certe sonorità post inizia a lasciare anche in Italia la traccia evidentissima del suono metropolitano degli Unsane per quanto riguarda la parte noisy (ma in questo caso anche Botch per la matrice inevitabilmente hardcore). Magari con un po’ di ritardo, ma con l’incontestabile presenza di una serie di dischi impeccabili.

È dimostrato che internet ha snellito tanto la filiera che portava dalle cantine ai demo e dai demo ai full lenght, se è vero che produzioni come quella che troviamo in questo disco (ottima peraltro) lasciano intendere una maturità che supera la disputa sul tocco inedito delle band ma, ci tengo a ripeterlo, forse era necessaria una ripresa della tradizione in tal senso perché le band potessero imporre alla fine un loro discorso sul mercato in termini non solo di genere e militanza, ma anche di cura dei suoni e edizione discografica. Non so se mi spiego, ma grandi etichette come quelle che smerciano questa roba negli Stati Uniti in Italia pare non ci siano e se ci sono raccolgono molto meno di quanto seminino. Accogliamo quindi come sintomo di ottima salute l’arrivo di dischi come “The Sun Left These Places“.

Qualcosa a metà strada tra le mani fracassate di Jerue dei 16 e l’isteria di Spencer degli Unsane, le nostre vere Cris&Chris. Un gran disco, occhio all’ospitata di Gionata Mirai.

Nunzio Lamonaca

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