11 cover per… Davide Tosches

davide tosches

La chiave per comprendere la personalità del torinese Davide Tosches sta forse in un dettaglio legato all’etichetta da lui fondata nel 2009, la Controrecords. Come lui stesso afferma in un’intervista rilasciata a un famoso mensile musicale: “Noi i contratti li facciamo ancora con una stretta di mano, come si faceva una volta”. E così come il modus operandi, anche la sua musica volge lo sguardo a un passato che non passa mai. Per fortuna verrebbe da dire, data la drammatica attualità di un – alcuni nomi a caso – Tim Buckley Piero Ciampi e Nick Drake. Due dischi all’attivo, l’ultimo “Il lento disgelo” è datato 2012. Questa è la sua tracklist. Buon ascolto!

Alice CooperAlma mater (da “School’s Out”, 1972)

Sono probabilmente uno dei più grandi ammiratori di Alice Cooper al mondo e la sua influenza sulla mia musica è la più importante di tutte, anche se probabilmente è difficile accorgersene. Questo brano che ho scelto è l’unico che è stato scritto da Neal Smith, il batterista della band originale di Alice Cooper. Per me è un capolavoro, come tutto il disco. Inoltre tutto l’album ha un suono unico, polveroso, con molta profondità di campo e sempre al limite della saturazione.

Chris ReaGone Fishing (da “Auberge”, 1991)

Non conosco molti dischi di Chris Rea, anche se lo stimo molto, ma se avesse scritto anche solo questa canzone per me sarebbe già abbastanza, pochi brani di tutta la musica che conosco mi emozionano come questo. Sono ossessionato da molti anni da questa canzone e ogni volta che la ascolto mi ispira sempre per scrivere nuove cose, non ho mai sentito nulla che abbia un’atmosfera simile a questa, il testo è stupendo. E poi mi fa anche piangere. Maledetto.

SmogDistance (da “Dong of Sevotion”, 2000)

Bill Callahan riesce a comporre dei veri capolavori musicali con pochissimi elementi, strumenti, accordi, spesso anche poche parole. Qui c’è uno stato di tensione e sospensione che mi pare di non aver mai ascoltato altrove. Il fatto è che Bill Callahan, come molti altri artisti che mi piacciono non canta mai l’evidenza, ma sempre il lato misterioso del reale, un po’ quello che faceva Buzzati con i suoi racconti.

Frank SinatraOl’ Man River (singolo, 1946)

Anche se conoscete la mia musica abbastanza bene, probabilmente non vi sarete mai accorti (e forse non ve ne accorgerete mai) di quanto la presenza di Frank Sinatra sia costante in essa e se oggi riesco a cantare decentemente è perché ho passato tanti anni ad ascoltare le sue canzoni e a fare attenzione alla sua voce, al suo respiro, alla sua emissione e alla sua interpretazione. Ogni volta che ascolto questo brano il mondo si ferma, almeno per me.

Giancarlo OnoratoIo sono l’angelo (da “Io sono l’angelo”, 1998)

Ho avuto la fortuna di suonare questo brano dal vivo insieme a Giancarlo due o tre volte, suonavo la fisarmonica o la chitarra elettrica con l’ebow. Una delle più belle canzoni in italiano che abbia mai ascoltato e credo sia difficile da cantare, perché Giancarlo, come tutti quegli artisti che “devono” cantare per urgenza espressiva ma non hanno un dono vocale così evidente, ha una voce unica.

Piero CiampiIn un palazzo di giustizia (da “Andare, camminare e… altri discorsi”, 1975)

I brividi, Cristo! Madonna che roba, ogni tanto vorrei ascoltare questa canzone e poi ci rinuncio perché devo essere dell’umore adatto che ancora non ho capito qual è. Come si fa a cantare e scrivere una canzone come questa? C’è dentro la tristezza di una vita intera e solo Ciampi la può cantare in questo modo e tra l’altro la canta in maniera strepitosa anche a livello vocale.

Bruce CockburnStrange Waters (da “The Charity of Night”, 1996)

Di Bruce Cockburn conosco praticamente tutto, ho un ammirazione folle per quest’uomo che trasmette un’integrità artistica e morale solidissima e un’onestà che probabilmente non riscontro in nessun altro artista. Ogni volta che ascolto questo pezzo oscillo fra il desiderio di non suonare mai più e quello di creare qualcosa che ne superi la bellezza. Vedremo come andrà a finire, comunque si bestemmia sempre di gioia ad ogni ascolto, che non è poco.

Elvis CostelloTramp the Dirt Down (da “Spike”, 1989)

Credo che sia la canzone di protesta più bella che abbia mai ascoltato e una delle mie canzoni preferite in assoluto, non solo di Elvis Costello ma di tutta la musica che conosco. Perfetta secondo me sotto ogni punto di vista. Spike lo considero un disco grandioso, ci sono tante idee tutte sviluppate con una maestria non comune. Credo anche che sia una delle interpretazioni più sentite di Costello.

Joe HenryOur Song (da “Civilians”, 2007)

Sono anni che ascolto questo brano e non riesco a farmene una ragione, non so neanche cosa dire perché ogni volta scopro delle sfumature diverse nonostante sia una composizione tutto sommato semplice, ma la visione musicale unica di Joe Henry è accompagnata anche da una grandissima cura dei suoni e tutte le volte che inizio a registrare cose nuove il confronto con il suo mondo sonoro è inevitabile.

Justin CurrieStill in Love (da “What Is Love for”, 2007)

Ecco un altro di quei maledetti che ogni tanto tira fuori qualche canzone indimenticabile. Piano e voce e qualche cosa minima di archi, voce meravigliosa e scrittura che posso solo invidiare. Ci sono tanti brani di Justin Currie sia con i Del Amitri che nella sua carriera solista che vorrei avere scritto io, ma l’importante è che li abbia scritti qualcuno e poi lui canta decisamente meglio di me, quindi nessun rancore ma solo ammirazione e gratitudine.

Willy DeVilleNightfalls (da “Miracle”, 1987)

Ogni tanto al mattino presto poco prima dell’alba mi ascolto questa canzone. È uno di quei brani di riferimento in tutto ciò che faccio in musica, probabilmente la metà della mia musica è influenzata da questa composizione e ogni volta che la riascolto è sempre una scoperta, una strada diversa verso la stessa destinazione.

a cura di Christian Gargiulo

11 cover per… è la nostra nuova rubrica. Funziona così: un(a) musicista sceglie le undici, altrui canzoni che inserirebbe in un suo personale album di cover e per ogni scelta fatta ci spiega il motivo. Senza alcun tipo di limite: né di genere né di nazionalità né di periodo storico.

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