Septicflesh – A Fallen Temple

septicflesh - a fallen temple

septicflesh - a fallen templeIn questi ultimi anni la Season of Mist ci ha riproposto vari lavori dei vecchi Septic Flesh con l’aggiunta di qualche bonus track e con un artwork alternativo. La ristampa del primo 2014 è quella di “A Fallen Temple“, album di transizione che vide inizialmente la luce nel 1998 dopo un fantastico “Εσοπτρον” e un quasi altrettanto bello “Ophidian Wheel”.

L’album era – ed è – diviso in tre parti. La prima, comprendente le quattro tracce iniziali e intitolata “The New Order”, assume un’impronta abbastanza gotica sulla scia dei Paradise Lost nella loro svolta più rock. La seconda, dalla quinta all’ottava traccia e intitolata “Testimonial”, ritorna sui passi death metal della band alle sue origini, riprendendo anche un paio di tracce dal loro primo EP, “Temple of the Lost Race”. L’ultima parte, intitolata “End of the Circle”, è composta da un intermezzo sinfonico e da The Eldest Cosmonaut, seconda traccia dell’album, in versione dark mix. L’etichetta francese ci aggiunge – oltre alla copertina creata dallo stesso Spiros “Seth” Antoniou – una cover di The Last Time dei Paradise Lost (proprio a testimonianza dei sentori di cui si parlava prima), due tracce estratte dall’EP “The Eldest Cosmonaut” e un’ennesima versione alternativa dell’omonima canzone.

Di per sé la ristampa, se non fosse per un’interessante cover di un gruppo sicuramente molto importante per i nostri, aggiunge poco a quanto già espresso dall’edizione originale di “A Fallen Temple”. Si può intravedere una certa utilità della stessa solo tenendo ben presente che i Septic Flesh sono stati tra i primi gruppi ad aver accostato elementi prettamente sinfonici al death-metal – forse anticipati solo dagli olandesi Phlebotomized – e che, nel contempo, il gruppo ateniese non ha mai ricevuto un apprezzamento ben commisurato dal grande pubblico. Che ciò sia avvenuto a causa di una collocazione geografica poco favorevole, o di uno scioglimento anticipato da qualche album non all’altezza delle aspettative, non ha impedito a molte formazioni oggi molto più famose di raccoglierne la geniale intuizione e di farne tesoro.

Solo tenendo a mente che i Septicflesh (monicker adottato dopo la reunion) non hanno potuto godere della notorietà che avrebbero forse meritato, queste ristampe della Season of Mist possono assumere un certo senso: quello di far riscoprire un gruppo molto importante, ma non troppo noto perché sommerso da ondate di band almeno dieci anni più giovani, alle quali loro stessi hanno spianato la strada.

Edoardo Giardina

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