Giovanni Rossi | Roger Waters – Oltre il muro

giovanni rossi - roger waters - oltre il muroLa ragione per cui vengono eretti muri è sempre la paura, sia i muri personali che costruiamo intorno a noi stessi o le pareti che i governi spaventati costruiscono attorno a sé. Sono sempre espressione di una profonda insicurezza. Mi riempie di orrore il pensiero di vivere in uan gigantesca prigione“.

Aprendo questo libro la prima frase che mi si para davanti è “Volete un tema conduttore? Eccolo: il battito del cuore“. Ed è così, con l’eco di Speak to Me che parte quest’avventura nei meandri della vita di Roger Waters.

Giovanni Rossi traccia, con la sua penna, un percorso che ci mostra l’infanzia di un giovane inglese ribelle altoborghese, cresciuto con gli ideali del comunismo appresi dalla madre e con un grande assente: suo padre. La prematura morte Eric Flatcher Waters riecheggerà in tutta la vita del bassista prepotentemente, influenzandone idee e produzione artistica.

La musica entra a far parte della sua vita durante l’adolescenza e Roger, autodidatta, ci si immerge completamente. La conoscenza di Syd Barrett, il visionario di “The Piper at the Gates of Dawn”, cambierà la sua vita. La loro amicizia e la comune voglia di creare li porta, assieme a Nick Mason e Richard Wright a fondare i Pink Floyd. Affondando le sue radici nella “swinging London” di fine anni ’60, la psichedelia delle creazioni di Barrett è destinata a durare poco. A Syd viene diagnosticata una forte schizofrenia, e, costretto ad abbadonare la band, Waters ne prende le redini. Il suo carattere di ferro ed il suo perfezionismo portano i Pink Floyd, che nel frattempo hanno accolto David Gilmour, all’apice.

Le grandi creazioni, la composizione di album che nel corso del tempo diventeranno masterpiece, i tour mondiali e la schiera di innumerevoli fan faranno di Waters e compagni una leggenda. La sua attitudine compositiva mista al suo autoritarismo creerà però profonde fratture, come quella con i compagni che si consumerà dopo “The Wall”. Il muro che Waters crea con il pubblico è un muro che ha creato con se stesso, e dal quale, ammette lui stesso, riuscirà a liberarsi solo molto tempo dopo, con la maturità degli anni che passano. La sua carriera solista, la sperimentazione attraverso campi musicali fino ad allora inesplorati, la dimensione intima e personale renderanno Waters, alla fine, un uomo che riesce ad accettare se stesso e le sue differenze con il mondo, un artista filantropo, un uomo che finalmente, all’età di 70 anni, a recarsi a Cassino, nel cimitero di guerra, dov’è sepolto suo padre. Ed abbracciare serenamente la realtà. Senza più muri.

Anna Soares

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