La mia nuova pelle: intervista a Francesco Di Bella

ballads

Il 17 febbraio il progetto solista di Francesco Di Bella ha toccato il palco del Marianiello Jazz Cafè. Prima dell’esibizione, scambiamo qualche chiacchiera proprio con Di Bella e il suo chitarrista Alfonso Bruno.

Apprendere che le strade artistiche di Francesco Di Bella e dei 24 Grana prendevano due direzioni diverse fu un fulmine a ciel sereno. Per il sottoscritto e, credo, per tutti i fan del gruppo napoletano. “Dopo diciotto, bellissimi anni – racconta lo stesso Di Bella – ho sentito che dovevo cambiare: la mia vita stava cambiando già da un bel po’, e io volevo adeguare il mio lavoro, il mio modo d’essere sul palco a questa mia nuova vita. Nella logica dell’aderenza al personaggio che trasmetti al pubblico, all’esterno, non me la sono sentita più di fare parte di un gruppo storico di matrice rock/post-punk”.

Ecco quindi l’inizio della carriera solista a nome “Francesco Di Bella & Ballads Cafè”, con la pubblicazione del primo omonimo disco, “registrato a Roma perché ci siamo affiancati a dei musicisti romani”, come Andrea Pesce e Cristiano De Fabritiis, “e a un produttore romano”, Daniele Sinigallia. Sinigallia è vecchia conoscenza di Di Bella dai tempi di “Ghostwriters”, album dei 24 Grana datato 2008, registrato proprio da Sinigallia e arricchito dalla presenza dell’altro Sinigallia, Riccardo, di Filippo Gatti e Marina Rei. “È divertente questo ponte continuo Napoli-Roma, serve anche ad allargare gli orizzonti”. Il disco contiene classici del repertorio 24 Grana riarrangiati coerentemente alla nuova pelle artistica di Di Bella. Più un inedito: “Napule se sceta è un brano scritto per un festival di Napoli. Era una cosa che avevo nel cassetto e che avevo già proposto da solo in alcuni concerti”. Chi è rimasto deluso della scelta di puntare solo (o quasi) su canzoni del suo passato più recente, può rincuorarsi, il prossimo sarà un disco di inediti: “Molte canzoni già ci sono. Vorrei prendermi un po’ più di tempo per gli arrangiamenti”.

Nel frattempo calcherà i palchi della Penisola per promuovere la nuova avventura. Tra i musicisti che lo accompagneranno c’è anche il fidato Alfonso Bruno e la sua sei corde. Proprio con Fofò, come è conosciuto dai più, contemporaneamente ai 24 Grana, aveva dato vita a “Ballads”, un progetto acustico “di approfondimento musicale”, come dicevano loro, che proponeva cover ricercate, dai Jesus and Mary Chain agli Everything but a Girl passando per Fleet Foxes e Buzzcocks. Alla fine di una delle tante date del loro tour, facemmo qualche domanda a Di Bella, poi mai pubblicate per un veto impostoci per motivi promozionali dal vecchio manager dei 24 Grana. Era appena uscito “La stessa barca” e bisognava pubblicare solo notizie inerenti al gruppo. Perché queste cover, gli chiedemmo. “È stato uno stimolo provare a suonare in una maniera cruda le canzoni. Siamo andati oltre l’acustico, proponiamo una versione più intima e confidenziale, più vicina al momento della scrittura”. In scaletta alla fine sono entrati anche alcuni classici del repertorio dei 24 Grana. Spiegò sempre Di Balla: “È tutta colpa di Fofò. Venne da me un giorno con questi bei arrangiamenti per chitarra e voce dicendo di aver fatto un guaio, e invece…”.

Ciccio e Fofò: ma come è avvenuto l’incontro tra i due? È lo stesso chitarrista a raccontarcelo: “Ci conosciamo per vie traverse ma poi ho scoperto che lui nei primi anni ’90 venne a vedere un concerto di un mio gruppo, i Nani sordi”. “Un gruppo grunge napoletano”, specifica Di Bella, “il concerto mi lasciò abbastanza sconvolto, non li dimenticai più. Facevano parte di quella gittata di gruppi che resero celebre la scena napoletana in quegli anni”. Riprende Fofò: “Ci siamo incontrati cinque anni fa in un locale di Praiano perché il bassista del mio gruppo, Fulvio Di Nocera, suonava con Francesco in un progetto. Improvvisammo un po’ insieme, si creò una strana magia”. “Un giorno suoneremo insieme” lo minacciò Fofò. Aveva maledettamente ragione.

Marco Gargiulo

Si ringrazia per la collaborazione Christian Gargiulo

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