Volo magico: intervista a Furious Georgie

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Furious Georgie è il nome d’arte di Giorgio Trombino, già Haemophagus, Elevators to the Grateful Sky, Sergeant Hamster… Ma faremmo prima a dire dove non suona (chi ha detto Scott “Wino” Weinrich?). Cantautore siciliano giunto alla sua prima prova solista, You Know It, mette un attimo da parte il suo lato più duro e morboso per concentrarsi su folk, psichedelia e galassie perdute.

Quado hai iniziato a suonare?

A undici anni. A casa nostra c’era una chitarra con qualche buco in più del necessario, e di tanto in tanto la prendevo per farci un po’ di casino. La primissima cosa che imparai a suonare (una versione particolarmente lenta di Juegos Prohibidos) me la insegnò mia madre, che da giovanissima aveva preso alcune lezioni di chitarra in Spagna. Ero un ragazzino piuttosto grasso, allora: cominciai a suonare sempre di più e mangiare di meno.

Invece, la prima band quando è arrivata?

Quando andavo in terza media avevo già un paio di gruppetti. Uno era abbastanza delirante e incapace di capire che fare (solo molto dopo avrei capito che ciò spesso è positivo, per un gruppo!); l’altro invece si chiamava Lords of Evermore. Ovviamente facevamo cover dei Led Zeppelin e dei Deep Purple, con un unico pezzo nostro, forse uno strumentale. Come ulteriore informazione posso dirti che il batterista di questi ultimi era Daniele Pellitteri, successivamente nei concittadini Granpa. Ho continuato con gruppi di cover fino ai quindici anni circa.

In quegli anni che musica ascoltavi?

Ascoltavo pochissime cose. I miei gusti erano molto ristretti. Partii con la consueta venerazione per Beatles, Doors e Deep Purple. Fino ai quattordici anni il mio solo e unico eroe era Ritchie Blackmore: la mia passione per questo personaggio raggiungeva assurde vette di ridicolaggine imitativa. Tentare di vestirsi nella vita di tutti i giorni come Blackmore al California Jam adesso mi sembra una cosa abbastanza ridicola… lasciamo perdere! I miei ascolti comunque cominciarono a brutalizzarsi radicalmente a partire dalla scoperta dei Sabbath…

Poi immagino sia nato l’amore per Tony Iommi.

Esatto. Ho letto la sua biografia solo poco tempo fa, ma avrei dovuto farlo molto prima visto che è una lettura molto divertente. Certo, non divertente quanto Zappa secondo Peter Occhiogrosso…

La passione invece per sonorità più “dure”, come testimoniato dai tuoi gruppi Haemophagus e Undead Creep, da dove viene?

Probabilmente dai miei fratelli. Grazie a loro venni esposto ben presto a multiformi radiazioni sonore: da ascoltatori antidogmatici quali erano (e sono!) non avevano problemi a rimbalzare fra vari estremi. Da Sepultura, Ratos De Porão, Slayer o Haemorrhage a Faith No More, Ramones, Ween, Crass, Discharge o Kyuss e così via: la conoscenza dei vari gradi di pesantezza del suono deriva da loro. Le prime cose che cominciai ad approfondire personalmente, forse, furono il black-metal, il doom/sludge, il grindcore più oltranzista e il rock progressivo. Fino ai 17 anni, però, ebbi gusti musicali abbastanza ristretti.

Come nasce Furious Georgie?

Furious Georgie è un metodo per non impazzire del tutto e per non minare alle fondamenta l’output (stilisticamente più coeso) dei miei gruppi. Più o meno nel 2007 cominciai ad accumulare demo casalinghe di pezzi in stili molto distanti da quanto facevo con Haemophagus, Echovein o Sergeant Hamster. Il nome, però, venne suggerito da mio fratello, che ha da anni un progetto cantautoriale a nome Yilzi Mehn. Con lui iniziai a fare i primi concerti “unplugged in tandem”, qui a Palermo.

Come descriveresti “You Know It”?

Una fotografia di stati d’animo comuni a molti, spero. Dipinti surreali – anzi, chiamiamoli “quadretti” –  e cupezze dell’anima descritti con distaccata ironia. O perlomeno queste erano le mie intenzioni. Molti hanno ravvisato nell’album dei riferimenti stilistici un po’ troppo yankee per i miei gusti, ma va benissimo così.

A quali songwriter ti senti più vicino e perché?

La seguente frase può suonare spocchiosa, ma la lista è davvero lunga. Mi è spesso venuto spontaneo scrivere canzoni con riferimenti diretti al cantautorato psichedelico, è vero; ma se da un lato mi sento spiritualmente e musicalmente vicino a personaggi come Mark Fry, Claudio Rocchi, Daevid Allen, Steve Von Till, Townes Van Zandt, George Harrison o gli Holy Modal Rounders, dall’altro sento di aver subito in misura maggiore l’influenza di gruppi veri e propri, non di artisti solisti in senso stretto. E riconosco di essere profondamente legato a buona parte della musica studiata durante gli anni universitari. Il rapporto costante con il “fare compositivo” di epoche e correnti diversissime – da Magister Perotinus a Olivier Messiaen, da Terry Riley alla musica sacra tibetana, da Eliane Radigue a Luigi Nono, da Salvatore Sciarrino a Giacinto Scelsi – mi ha permesso di osservare il mio particolare dalla lunga distanza e soprattutto di riconoscere i miei limiti di “compositore”. Il trionfo della Tonalità, la sua crisi e i successivi tentativi di superamento o persino di pedissequa riproposizione dei suoi principi: tutto questo mi è stato in qualche modo utile. Concludo la sbrodolata sottolineando l’importanza (per il mio cammino musicale, ma soprattutto per quello del mondo) proprio della figura di Scelsi, autentico, visionario liberatore del Suono e teorico di un pensiero musicale di enorme quanto luminosa profondità.

Ci parli di NGC 6543, unico brano in lingua madre?

L’idea di lanciarmi nello space-folk, dopo anni di ascolti aggravati del Battiato dell’era “Fetus” e “Sulle corde di Aries”, di Dave Brock o dei primi Popol Vuh, era nell’aria da ben prima dell’album. La demo casalinga del pezzo risale al 2008 o 2009, credo. Nonostante io non abbia grande dimestichezza con l’italiano cantato (triste a dirsi, ma è un effetto collaterale di un’anglofilia tout court che sto cercando di curare da un po’ di tempo!), avevo comunque il desiderio di inserire qualcosa in lingua madre. Fra l’altro ho letto qualche recensione in cui si caldeggiava un approfondimento delle sonorità di NGC 6543 nei prossimi dischi. Vedremo!

Continuerai anche con l’italiano?

Mi piacerebbe fare almeno un pezzo in italiano per ogni disco. Piccola anticipazione: nel prossimo album ci sarà un brano intitolato Lascia spazio al vuoto. Musicalmente è abbastanza diverso dalle atmosfere di “You Know It”.

Potresti darci qualche anticipazione?

Tutti i brani sono già stati scritti (non dimentichiamoci che You Know It” è uscito l’anno scorso, ma venne registrato a metà del 2012, quindi ho avuto un bel po’ di tempo!), e ho delle idee molto chiare sugli arrangiamenti e sull’artwork. Credo che sarà un disco più vario del precedente. Oltre a canzoni con organico “intimo”, di sole chitarra e voce, ci saranno per la prima volta delle parti di batteria e un buon numero complessivo di strumenti diversi. A marzo sarò impegnato nelle registrazioni del primo album degli Smuggler Brothers, quindi se tutto va bene mi metterò al lavoro sul nuovo disco di Furious Georgie ad aprile. Sarà nuovamente il mio amico fraterno Spadino a occuparsi della parte tecnica.

“You Know It” è uscito per Tone Deaf Records. Un’etichetta, un collettivo, uno studio di registrazione…

Tone Deaf è un insieme di ciò che hai menzionato e una realtà in via di sviluppo, composta – almeno per il momento – da un ristrettissimo numero di persone che navigano da anni nei settori della registrazione, della produzione musicale e della grafica professionale. Mi piace rimanere nel registro esoterico a riguardo, (ride, ndr)! Area 51 – trespassers will be shot…

Oltre al disco degli Smuggler Brothers, quali altri uscite saranno griffate dalla tua presenza prossimamente?

Sicuro di volermelo chiedere? Allora: il secondo album degli Haemophagus uscirà ad aprile in America per la Razorback Records, e nei mesi successivi verrà stampato in vinile dalla Iconoclast Records e su cassetta dalla Weedhunter Records. S’intitola Atrocious ed è un concentrato del nostro amore per l’horror sound (Fabio Frizzi, Goblin, più recentemente Morte Macabre) nonché per il death/grind più mortifero. Speriamo di celebrare il decimo anno di attività con un po’ di date fuori. Poi stiamo organizzando una versione autoprodotta del primo album ufficiale dei Sergeant Hamster: le grafiche sono in fase di realizzazione e speriamo di mandarlo in stampa il prima possibile. Prossimamente verrà pubblicato anche il mini-LP di un side-project di David (Haemophagus) e mio, gli Assumption: qui si tratta di doom/death metal con forti venature psichedeliche. Il disco si intitola The Three Appearances ed è una specie di concept sugli stadi della morte così come codificati secondo la scuola Nyingma del buddismo tibetano. Si avvicina anche l’uscita di un altro LP/MC/CD, quello dei Morbo, ennesimo progetto death-metal a distanza con membri di Corpsefucking Art e VII Arcano. Quest’album si chiamerà Addiction to Musickal Dissection e verrà stampato da Memento Mori records in CD e da Demonhood Productions in LP.

Marco Gargiulo

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