Il muro del canto – Ancora ridi

il muro del canto - ancora ridi

il muro del canto - ancora ridiRoma, storie di vita e di morte. Città di amore e di odio. Viverci è una cosa, ma entrarci dentro, capirla, parlarne è un’altra. Non è cosa da tutti, specialmente quando c’è l’urgenza di annientare l’artificio dei fenomeni ultraforzati alla Mannarino. Se Il muro del canto, con l’ottimo “L’ammazzasette”, di tale città aveva sottolineato in primis i lati più tristi e duri, fa un certo effetto notare come tale spigolosità possa finire per cedere il passo ad atmosfere maggiormente felici, ma non per questo private tanto del romanesco quanto di una tragicità di fondo nelle proprie tematiche. Da ciò questo “Ancora ridi“, seconda opera in studio del sestetto, dove sta ad un cantante come Daniele Coccia passare dalla title track, che rivolta come un pedalino la litfibiana Paname portandola ai giorni nostri, alle danze disperate di Il canto degli affamati ed Arrivederci Roma, il cui ritmo di fisarmonica non lascia scampo alcuno, da una Strade da dimenticà che sa di surf alla decadente L’osteria dei frati e all’omaggio a Stefano Rosso di E intanto er sole se nasconne, fino alle più beffarde e vicine al mood degli esordi Maleficio e Peste e corna. E il narrato del batterista Alessandro Pieravanti, quello delle storie di appalti di Palazzinari, erede della passata 500, e della cronaca di Er funerale, è una boccata d’aria di ispirazione country e allo stesso tempo di atmosfere più intime. Un ulteriore punto di forza di un secondo album forse ancora più marcato di quanto non fosse già il precedente, ed anche per questo da promuovere.

Gustavo Tagliaferri

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