Noise of Trouble – Distopia

Noise of Trouble – Distopia

Noise of Trouble – DistopiaLuglio 2001, Genova, G8, Carlo Giuliani. Basterebbero queste parole chiave per dare un’accurata definizione a quella che è stata una delle pagine più nere del decennio passato, per la quale non si è ancora arrivati a fare definitivamente giustizia: “Distopia“. “Distopia” come fruizione di un linguaggio, quello dal cuore jazz-core, che forse risulta essere più che consono a descrivere la crudezza di tutto ciò, e i tre musicisti che si celano dietro i Noise of Trouble ne sono più che consapevoli. Un collegamento tra ieri ed oggi dove al cuore di cui sopra corrispondono molteplici venature: funk per Testa fracassata ed Ode agli insofferenti, sapori etnici per la panoramica di Genova e Legittima difesa, quasi punk per Alimonda, rock incalzante per Placanica e Tortura. I sax taglienti come rasoi udibili in Diaz ed Assassini fanno il resto, facendo rivivere la sensazione di prigionia di allora, e non scherza neanche il contrasto tra Simone Cristicchi che legge Simona Orlando (Bolzaneto), e le testimonianze di Giovanna Marini, protagonista dell’intervista della prima improvvisazione che dà il titolo al lavoro, minimale ed opposta al corto circuito della seconda e al rumorismo della terza. Tutto ciò suona strano, soprattutto tenendo a mente come un argomento simile necessiti molto tatto, ma alla fin fine rende egregiamente l’idea di quanto il trio voglia lasciar intendere, in memoria di una generazione che si è vista come strozzata da allora. E “Distopia” è un esperimento che funziona. “Va, fantasma di ragazzo“.

Gustavo Tagliaferri

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