Behind the Records: V4V

v4v records

Com’è nata, com’è strutturata e quali sono gli aspetti che differenziano la V4V dalle altre etichette indipendenti italiane?

Michele Montagano: V4V non è altro che l’ennesima etichetta indie-perdente e, siccome sono pigro, ti incollo direttamente la descrizione che abbiamo sul sito: “V4V nasce il 20 dicembre 2012, a poche ore dalla fine del mondo, a pochi giorni dalla fine dell’anno, a poco più di un mese dall’uscita del nuovo album dei My Bloody Valentine e a breve distanza da altri miliardi di eventi che tuttavia non hanno nessun legame con questa etichetta discografica“.

Attualmente V4V è gestita egregiamente e fallimentarmente da me medesimo e il buon Marco Taddei, grafico, scrittore, fotografo, libraio, poeta maledetto, abbeveratoio di cavalli, ventriloquo, ventricolo, scopritore dell’acqua tiepida e fine paroliere muto.

Non so in che modo ci differenziamo da altre label ma posso dirti che mettiamo sempre in atto con le band discorsi di massima chiarezza, sia economica che collaborativa. Punto molto sul fatto che le produzioni debbano essere distribuite a tappeto su più canali possibili, anche gratuitamente (per questo il free download) e che la maggior parte delle copie fisiche debbano restare in mano ai gruppi per far sì che abbiano materiale da vendere ai live. Diamo molta importanza al supporto fisico e mi piace stampare qualcosa di elegante e bello che io in primis acquisterei. Uno si scarica il disco, lo prova come un paio di scarpe e se poi gli calza bene se lo compra (qui), magari consapevole di stare acquistando un bel prodotto fisico. Per dire, qui c’è tutto il nostro intero catalogo in free download. Se ti va di supportarci, in pochi secondi, Pay With a Tweet e scarichi oppure se ti rompe le balle o non hai feisbuc, salti i passaggi e scarichi lo stesso.

Perché “V4V”?

Perché le parole più belle e buffe iniziano con la lettera “V”: vita, verdura, vittima, vladimir, vulcano, velociraport, vuvueffe, Vasto, Alan Moore e Vavavuma.

Quando hai fondato l’etichetta, avevi uno o più modelli?

In realtà quando abbiamo fondato l’etichetta nessuno di noi aveva la minima idea di cosa fosse un’etichetta se non quella che ti graffia la schiena quando ti provi il maglione. Ora forse ne capisco qualcosa di più. Ma anche no. Comunque grosso modo mai avuto modelli di riferimento e questa cosa forse si nota dal fatto che facciamo uscite molto dissimili tra loro. Ciò al quale miriamo è pubblicare band che ci piacciano davvero, sia a livello umano che artistico.

Qual è la filosofia generale dell’etichetta?

Saper colpire il bersaglio, sparare meglio del mio nemico che cerca di ammazzare me, sparare io prima che lui spari a me e lo farò. Al cospetto di Dio giuro su questo credo: il mio fucile e me stesso siamo i difensori della patria, siamo i dominatori dei nostri nemici, siamo i salvatori della nostra vita e così sia, finché non ci sarà più nemico ma solo pace, amen.

Fate tutto da soli? O vi avvalete dell’aiuto di qualcuno?

Siamo soli, come disse Vasco Blondie al Festivalbarombury.  I compiti in teoria vengono così divisi: Io mi occupo della promozione, della stampa e della coordinazione con le varie etichette (quando si parla di co-produzione o cordata). Cerco di mantenere le band sempre partecipi all’interno di ciò che si va a fare, magari spiegando loro per filo e per segno le mie, nostre, intenzioni e il metodo di lavoro. Il mio socio, invece, si occupa di quelle cose pratiche che non riuscirei mai a sbrigare da solo (grafiche, idee per il merchandise, banchetti v4vucumprà, chupiti, messe nere, ecc…).

Come selezionate gli artisti da accogliere nel roster?

Lascio fare tutto allo stomaco. Quando lui borbotta e dice “$$$” o “<3” allora è ok. Quando resta in silenzio premo skip. In realtà è un discorso molto soggettivo. Ci sono delle canzoni che sento proprio lancinanti.  Mi danno la stessa scossa che sia il primo o il milionesimo ascolto. Penso a brani come Norfolk degli Hood, Soul and Fire dei Sebadoh, Late for the Sky di Jackson Browne o non so, la lista potrebbe essere lunga. La stessa cosa mi capita quando scelgo una band. Questo ragionamento è probabilmente in contrasto con qualsiasi logica di mercato, soprattutto da parte di un’etichetta che dovrebbe vendere un prodotto musicale ed infatti non nego di pensare spesso al fatto che un disco possa riscontrare o meno il piacere del pubblico e di quale pubblico soprattutto. Piano, piano sento che sto acquisendo anche questa capacità di discernimento che limita il romanticismo alla base rendendo più pragmatico il tutto ma è giusto anche che le cose vadano così per evitare una certo autoreferenzialità priva di senso. Di base, comunque, resta sempre il mio gusto personale. Una canzone non è mai bellissima ma è sempre bellissima per te. Qui una clip dimostrativa.

Siete più voi a cercare, o siete soprattutto cercati? Qual è il tuo metodo per cercare nuove band da pubblicare?

Siamo abbastanza cercati ma troviamo sempre noi, a volte con un po’ di sforzo, spesso senza. Vagando in rete si trova molta roba oppure vieni contattato da amici di band che hai già prodotto. Il 2014 è pressapoco pieno per V4V e, a meno che non ci scrivano i Galaxie 500, gli Unsane, i Codeine, i Pooh, gli Unwound, gli Eiffel 65, gli Hood o Lene Marlin, credo che non prenderemo altre band per quest’anno oltre a quelle già pianificate.

Che tipo di accordi vengono stipulati con gli artisti? E come vengono suddivisi investimenti, lavoro ed eventuali profitti?

No, dai, davvero, non sono la EMI. Non sono neanche magica. In genere io dico loro “hey belli mi piacete un sacco e voglio farvi uscire il disco!” Loro dicono: “Grande! Che bello! Che dobbiamo fare?“. Gli accordi variano a seconda del tipo di produzione e di band con la quale si ha a che fare. Generalmente io curo loro la promozione, li aiuto nei contatti per grafiche qualora ne avessero bisogno, cerco di aiutarli a trovare un booking o magari qualche data, investo soldi nella stampa dei dischi e via dicendo. È sorprendente quanto la maggior parte dei gruppi si gettino nel mercato in modo sprovveduto o con idee appartenenti ad un’epoca che non viviamo più. Cerco sempre di essere chiaro e far capire per filo e per segno come funzionano le cose. I guadagni non ci sono o, se ce ne sono, sono pochi e vengono per la maggior parte reinvestiti in produzioni future o merchandise dell’etichetta. Se uno pensa che l’etichetta serva solo a mettere dei soldi per stampare i dischi, per come la vedo io, non ha capito nulla del vero senso di avere una label alle spalle e tanto varrebbe che mettesse in atto una campagna crowdfunding. Io personalmente seguo tutte le band con le quali ho lavorato fin dalla prima uscita. Non mi sento di trascurarne neppure una. Cerco di far sentire tutti all’interno di una grande famiglia. Magari poi non ci riesco ma io la vivo così.

In media, quanto vende un titolo? E qual è stato il vostro best-seller?

I nostri best-seller furono magliette a dir la verità. Quelle si vendono a palla di fuoco, tant’è che ad un certo punto pensai di aver aperto un H&M al posto di una label indipendente. Dicevo alla gente “hey, dai, aggiungici due euro e ti dò anche il cd cosi almeno ti senti il gruppo a casa!”. Comunque, scherzi a parte, le vendite dipendono molto dalla situazione nella quale ti trovi a far banchetto o presenziare come etichetta. Gli Albedo hanno venduto tanto, gli Auden son praticamente finiti, i Marnero ristampati. Insomma, i nostri numeri sono ridicoli se paragonati anche ad altre realtà indipendenti più grandi e da anni nel settore ma, per essere un’etichetta nuova, (la nostra prima produzione risale ad aprile 2013) e quasi totalmente DIY, non mi lamento e vedo che piano, piano, le persone si fanno coinvolgere acquistando anche in pre-order sulla fiducia del marchio.

Qual è il tuo album preferito tra quelli pubblicati? E quello più sottovalutato?

Non chiederesti mai ad un prete qual è il suo santo preferito. Partendo dal fatto che io sono il primo fan delle produzioni V4V, l’unica cosa che posso dirti è che la ristampa degli Auden ha un posto di rilievo nel mio cuore (quella cosa sopra lo stomaco che disegnano sui banchi le coppiette in calore) in quanto un disco che ho davvero consumato alla nausea e che mai avrei pensato di poter pubblicare fino a poco tempo fa. In ogni caso adoro tutte le mie band e gli album pubblicati. Il più sottovalutato sicuramente “Disagiami” de Gli Ebrei che è un signor EP, con testi davvero assurdi e di una violenza inaudita ma anche “Al vento” dei Nient’altro che macerie che secondo me non è stato affatto capito. Leggo recensioni che sommariamente li liquidano come “la solita roba emo, ecc…” quando invece penso che siano una delle band più originali del filone di genere qui in Italia, cosa che indubbiamente non si può negar loro al di là del gusto soggettivo. Per il resto non mi lamento, le uscite sono andate sommariamente molto bene e di certo non possono piacere tutte a tutti e le critiche, se fatte con cognizione di causa, sono una delle cose più utili sia per l’etichetta che la band.

In percentuale, quante copie si vendono nei negozi, quante attraverso il vostro sito e quanto ai banchetti dei concerti?

Nei negozi non saprei dirti perché non abbiamo (almeno al momento) una distribuzione fisica, ma solo digitale che lasciamo ad uso ed interesse esclusivo delle band che decidono di usufruirne. Usiamo l’e-commerce sul sito oppure la vendita ai banchetti. Quindi in percentuale potrei dirti 40 sito e 60 banchetto.

Come vedi in prospettiva “l’oggetto” disco? Pensi anche tu che il futuro sia nei file da scaricare, con la “fisicità” di vinile e/o cd ad appannaggio di una ristretta cerchia di cultori e nostalgici?

Non saprei dirti ma se il futuro fosse davvero solo nei file sarebbe molto triste.  Come il fatto dei libri digitali: cioè che merdata è mai questa? Ad esempio noi mettiamo i nostri dischi in free download con MP3 a 320 kbps ma non ci sono i FLAC. Quindi una persona che tiene alla qualità può fare due cose: o comprarsi il disco in digitale nei formati che desidera sui vari store o acquistare la copia fisica. Diamo sempre varie alternative. È vero che l’oggetto sta diventando un feticcio e qualcosa sempre più d’appartenenza ad una nicchia di ascoltatori ma è anche vero che il digitale aiuta la circolazione della musica: è più immediato e serve tantissimo ai fini promozionali e non. Allo stesso tempo, però, credo che il supporto fisico non tramonterà mai perchè quando ami un qualcosa desideri abbracciarlo, sentirne l’odore e la consistenza. Baceresti mai la tua fidanzata su uno schermo?

C’è qualche altra etichetta italiana con la quale vi trovi in sintonia?

Sicuramente Fallo Dischi. Oltre ad aver fatto molti dischi insieme posso dirti con assoluta certezza che siamo in sintonia su tutta la linea. Credo che la trinità dietro il Fallo (Mario, Alessio, Michele), sia tra le persone migliori conosciute in questo ambiente. Un po’ come il buono, il brutto e il cattivo. Non è vero. Alessio sei bellissimo.

Che cosa dobbiamo aspettarci da voi nei prossimi mesi?

Sole, cuore e rumore. Alcune cose sono già definite e in rotta d’arrivo, come l’esordio dei Gouton Rouge, quartetto lombardo giovanissimo alt-rock, powerpop in uscita proprio in questi giorni o un altro esordio, ad aprile, quello dei super psichedelici Hartal!, ex Afraid! di Thiene, prodotti assieme a quei bravi ragazzi di DiNotte Records e Indastria. Poi poco prima dell’estate dovrebbe uscire un EP della prima band abruzzese di V4V, i lancianesi I Missili che son piuttosto certo faran ballare molti e si riveleranno un’ottima cura omeopatica alla cellulite con il loro sound a metà tra Vampire Weekend e Boxerine Club. Come accennavo prima, il 2014 è già pieno e infatti dopo la pausa estiva parteciperemo ad una mini cordata di una grandissima band. Poi a ottobre ancora la volta di un esordio, questa volta probabilmente su uscita internazionale. Presto si saprà tutto. Intanto attendo i nuovi lavori di Albedo, Nient’altro che macerie e Gli Ebrei. Persino gli Auden potrebbero tirar fuori materiale inedito per l’anno nuovo. Intanto sono in trattativa per la ristampa di due dischi bellissimi. Uno dei quali considero personalmente, tra i dischi italiani più belli mai usciti nell’ambiente indie. Chi Vivrà Vedrà.

a cura di Marco Gargiulo

Behind the Records: la parola alle etichette discografiche.

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