Shores of Null – Quiescence

shores of null - quiescent

shores of null - quiescentSignore e signori, ecco il debutto metal italiano dell’anno. Salvo novità eclatanti nei prossimi mesi, il primo disco dei romani Shores of Null rappresenta un meraviglioso concentrato di qualità davanti al quale non si può far altro che applaudire senza remore.

Di recente formazione, il combo capitolino annovera tra le proprie fila membri di The Orange Man Theory, Zippo e altre realtà già note al pubblico nostrano. Dello stile dei suddetti progetti, però, non v’è traccia in “Quiescence”, il cui fine ultimo è quello di esplorare il lato più oscuro del metal, senza porsi confini di genere. È proprio questo il primo elemento che dà forza agli Shores of Null e rende questo esordio un’autentica bomba: gothic, doom, death e black vengono fagocitati in un mix omogeneo che rende poco distinguibili gli ingredienti di base. È inevitabile che nell’album si palesino le influenze della band, dal Gothenburg sound delle origini ai Peaceville Three passando per Amorphis, Katatonia, Amon Amarth o gli Enslaved più recenti. Se c’è dell’innegabile gusto nella scelta delle sorgenti a cui abbeverarsi, vi è altrettanta indubbia qualità nel modo in cui il tutto viene rielaborato con personalità senza scimmiottamenti di sorta.

Sin dalla statuaria intro strumentale 0x0000 si viene prepotentemente introdotti in un universo scevro da coordinate primigenie e aperto ad una libera evoluzione verso i lidi più funzionali alla creazione di una proposta epica e d’impatto. La sapiente produzione valorizza il prezioso lavoro di una sezione ritmica capace sia di supportare con varietà le melodie chitarristiche e vocali (Souls of the Abyss) sia di imporsi come strabiliante guida dei brani (Ruins Alive). Le sei corde duettano bilanciandosi e descrivono epiche armonie senza mai peccare di ingordigia, mostrando i denti su riff di scuola At the Gates che live garantiranno sicuro headbanging (Time Is a Waste Land). Al timone di questo veliero guerrafondaio vi è un comandante versatile e tecnicamente impeccabile: il cantante Davide Straccione. La sua prova dietro al microfono è sconvolgente per duttilità ed efficacia, grazie all’abilità nell’alternare un growl cavernoso di pregevole fattura a un cantato pulito originale e poliedrico, che non solo guarda a Nick Holmes dei Paradise Lost (Quiescent) e Jonas Renkse dei Katatonia (Pain Masquerade) ma ammicca a stili vocali estranei al metal estremo, da Chino Moreno dei Deftones a Layne Stayley degli Alice in Chains. Un frontman invidiabile.

È vero, non abbiamo a che fare con dei pivellini e sicuramente l’esperienza con altre band ha contribuito a rendere “Quiescence” un’opera matura. Era da molto tempo però che non si ascoltava un esordio così entusiasmante e ben fatto, soprattutto in terra italiana. Che la strada degli Shores Of Null possa incontrare lo sfavillante futuro che merita.

Livio Ghilardi

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