Il mio canto libero: intervista a Riccardo Sinigallia

Riccardo Sinigallia

Sanremo non è mai un evento. E se quest’anno lo è stato è perché ha fatto da cornice al ritorno discografico di uno dei più apprezzati cantautori della scuola romana odierna. Abbiamo raggiunto telefonicamente Riccardo Sinigallia per una chiacchierata. Per parlare del nuovo album, dell’esperienza sanremese e… anche di vecchi amici.

Impossibile non iniziare dalla tua partecipazione a Sanremo.

È stata una serie di eventi che si sono susseguiti per un paio di mesi, che mi hanno abbastanza scosso, perché la mia attività procedeva abbastanza lentamente, senza sussulti. Poi la notizia che il pezzo era piaciuto e c’era la possibilità di entrare nel cast. Dopodiché non ho saputo più niente. Per un mese una specie di apnea. Poi la notizia che siamo stati presi, il contratto con la Caselli, tutta la preparazione… e poi l’eliminazione (ride, ndr). Sono abbastanza provato, però sono anche molto felice perché sta andando tutto molto bene.

I fratelli Zampaglione hanno fatto il tifo per te. Come sono i rapporti tra voi?

Con Francesco, sono da sempre molto legato. Abbiamo avuto un’amicizia profondissima, siamo cresciuti insieme, e insieme abbiamo fatto tutte le nostre scoperte musicali. Nel disco c’è anche una canzone dedicata a lui, Io e Franchino. Nonostante poi la vita ti porti a separarti, io conservo un bagaglio enorme di ricordi importantissimi con lui. Per quanto riguarda Federico, quella con Tiromancino è stata un parentesi molto importante e di grande soddisfazione reciproca. Poi è finita com’è finita… adesso abbiamo un rapporto più a distanza, mi ha fatto piacere il suo augurio per Sanremo.

E invece io apre “Per tutti”. Uno dei pezzi più belli del disco e della tua carriera.

È una canzone che ho scritto in vacanza, in quella che è ormai la mia seconda casa, nelle isole Cicladi in Grecia. Con un produttore israeliano, Amit Carmeli, avevo seguito un seminario sull’approfondimento e la conoscenza delle radici della voce, che mi ha confermato tutte le cose che io, negli anni, avevo un po’ scandagliato autonomamente. Tipo il legame che c’è tra lo spirito e le percezioni artistiche, quelle umane… È stata un’esperienza molto importante. Immediatamente ho scritto questa canzone prendendo spunto da alcune parole che mi ero appuntato, paradossalmente, in un workshop che ho fatto per dei ragazzi sul Gargano, qualche mese prima. Ho unito le due cose ed è venuta fuori una canzone che parla di momenti ordinari che possono capitare a tutti, riflessioni sulla vita… Lì dentro ci ho messo tutta l’energia di cui questo mistico musicale mi aveva fatto dono. Qui a Roma, in studio, ho arrangiato in maniera molto sparata il pezzo, mettendo insieme Dodo Nkishi alla batteria, Andrea Pesce al pianoforte, Laura al basso e io alla chitarra. L’abbiamo registrata tutti insieme in una sola take. Poi l’ho lasciata a macerare per un anno e mezzo, due forse. Credo sia la canzone giusta per traghettare l’ascoltare affezionato.

Più che affezionato direi. Otto anni tra un disco e l’altro mettono a dura prova l’ascoltatore anche più fedele.

È stata un’attesa intelligente. Avrei potuto chiudere il disco anche quattro anni fa, però non mi andava di farlo senza avere un occasione buona per presentarlo al pubblico. Ero rimasto scottato dai lavori precedenti, due dischi di cui sono molto soddisfatto, che tutt’ora mi fanno commuovere per quello che c’è dentro e che poi, alla fine, girano solamente per passaparola. Ero rimasto scottato dalla difficoltò di far ascoltare le canzoni alle quali avevo dedicato tanto tempo e della difficoltà di non appartenere al circuito alternativo di moda né a quello mainstream ufficiale. Aspettare è stata la mossa più intelligente che ho fatto.

Perché questo titolo?

Ho sempre immaginato di fare una trilogia. Il primo era un disco dove m’interessava tirare fuori le budella, non a caso s’intitola “Riccardo Sinigallia”. Ci ho lavorato molto con Francesco Zampaglione, però è un disco molto mio, registrato e missato da me… ero veramente molto chiuso nella produzione e nella scrittura. Con il secondo disco, già cominciavo a fare un passo verso gli ascoltatori, e infatti s’intitola “Incontri a metà strada”, ed è stato prodotto con altri musicisti, in altri studi di registrazione. Comincia così il mio avvicinamento all’ascoltatore. Volevo chiudere questa trilogia con l’atto di andare verso l’ascoltatore. Mi piace pensare che sia rivolto a tutti, pur sapendo che può piacere anche a pochi. Nelle mie intenzioni c’era quella di metterlo anche in macchina, con mia zia, i miei figli…

Ma i tuoi figli ascoltano mai la tua musica?

In realtà sono più stimolati da 4/4, cassa e rullante del rap e da quel modo di aggredire con le liriche. Però quando metto le mie canzoni sono tutti molto contenti.

Com’è nato il rapporto con la Sugar di Caterina Caselli?

Filippo ha chiamato Caterina Caselli e le ha fatto sentire uno dei pezzi scelti per Sanremo. Quando ho ricevuto la sua chiamata, sono stato felice. Perché per me, anche dall’esterno, ha sempre rappresentato la qualità della produzione discografica in Italia, l’unica situazione veramente credibile e stimolante dal punto di vista artistico. Da quando ci sto lavorando, devo dire che sono felice.

Sul palco come in studio sei accompagnato da Laura Arzilli e Filippo Gatti.

Io e Laura condividiamo tutto, è il mio nord, la mia stella polare. Filippo è più una specie di collaboratore a distanza. Mi ha aiutato molto nella produzione di Io e Franchino e, soprattutto, mi ha dato tantissima forza. E quella, per me, è produzione artistica. Mi ha regalato due canzoni, Una rigenerazioneLe ragioni personali che comunque abbiamo rivisto e modificato insieme. Io ho lavorato sugli arrangiamenti, ma sono canzoni che nascono da lui. Ha lavorato con me anche per la scrittura del testo di Prima di andare via e quindi si è meritano la partecipazione alla produzione. Che per me non è semplicemente o necessariamente stare tutti i giorni al pc o suonare tutto il giorno. Magari è più importante avere un interlocutore che ti stimola, piuttosto che un grandissimo strumentista.

È previsto un tour di accompagnamento per questo disco?

Stiamo organizzando un tour un po’ diverso da quello fatto finora: ultimamente sono andato sempre in giro con Laura oppure da solo. Finalmente ci sarà la possibilità di allestire un palco con batteria, un po’ di elettronica…

Marco Gargiulo

Si ringrazia per la collaborazione Christian Gargiulo

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