Duri come me: intervista a Levante

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Levante, pseudonimo di Claudia Lagona, originaria della provincia di Catania (passa la sua infanzia tra Caltagirone e Palagonia) ma trasferita da anni a Torino, fa uscire l’11 marzo il suo primo album “Manuale distruzione” per l’etichetta INRI. Il singolo Alfonso, lanciato da Radio Deejay nell’estate 2013, ha suscitato l’attenzione della massa, complici i numerosi passaggi alla radio e l’allegro ritornello; l’hanno seguito i brani Memo e Sbadiglio, canzone esclusa dalle selezioni di Sanremo.

Preceduto dai singoli Alfonso, Memo e Sbadiglio, si parlava dell’uscita di “Manuale distruzione” già da tempo. Come mai il disco arriva solo l’11 marzo del 2014?

L’uscita di “Manuale distruzione”, inizialmente prevista il 2 ottobre, ha visto posticipare la propria data di nascita l’11 di marzo per via del desiderio di partecipare al Festival di Sanremo. Considerato triste un repackaging per la sola canzone sanremese (nel caso in cui si fosse partecipato) abbiamo deciso di spostare totalmente la data all’11 di marzo.

In che periodo temporale hai composto le canzoni dell’album? Erano già pronte dall’estate di Alfonso?

Il lavoro su “Manuale distruzione” nasce inconsapevolmente nell’estate 2009 quando già stavo cambiando la mia scrittura e il modo di pensare la musica. Da lì ad Alfonso sono trascorsi un paio d’anni e poi direi che il periodo più proficuo per questo progetto è stato l’anno del 2012.

Come nascono le canzoni di Levante? Un singolo evento ti porta alla composizione, oppure sono frutto di una lunga elaborazione? Insomma, Levante è un’artista istintiva oppure no?

Sono assolutamente un’artista istintiva. Di solito mi lascio ispirare dalle melodie che in base al momento che vivo sono tristi o allegre (chiaro) e poi la nota chiama la parola. Nulla di più naturale. A volte inizio ed ultimo un brano in tempi brevissimi e altre ho bisogno di metabolizzare l’idea.

Anche nei tuoi precedenti progetti musicali le canzoni erano scritte da te? Il tuo passato primo di “Manuale distruzione” è oramai archiviato o c’è qualche tuo lavoro al quale sei particolarmente legata?

Ho sempre scritto tutto da me, dalle musiche ai testi. È sempre stata tutta farina del mio sacco. I vecchi lavori sono stati la base, l’esperienza, la scuola… ma sono molto distanti da ciò che sono diventata musicalmente oggi.

Chi o cosa ti ha trasmesso la passione per la musica? Ad esempio, in casa?

Sono sempre stata sin da piccolina una bimba molto creativa e appassionata di musica. In casa mio padre suonava l’organo, mio fratello la chitarra e mia sorella cantava in un gruppo rock. L’aria artistica che si respirava in casa mi ha sicuramente aiutata a percorrere la strada che sin da subito avevo scelto come mia, la musica.

Come ti sei formata come cantante? Hai seguito un percorso di studi classico o da autodidatta?

Autodidatta per la maggior parte della mia vita. Negli ultimi anni invece ho preso lezioni ed ho studiato il mio strumento principale, la voce, per modularlo ed utilizzarlo al meglio.

Hai detto in alcune occasioni che una delle tue passioni è cucire. Cucire cosa?

Sì. In casa sono stata circondata da sarte, tra nonne, zie e mamma. Era inevitabile saper fare anche quello. Di solito cucio vestitini, gonne e, nell’ultimo anno, anche cappotti. È divertentissimo.

Quali sono le cose che preferisci fare, ovviamente oltre dedicarti alla musica? Insomma, le tue passioni, i tuoi modi per passare il tempo.

Io, oltre a suonare, cantare e scrivere amo disegnare e dipingere. Le nuove t-shirt del tour le ho disegnate io, le stampe intendo. E inoltre leggo tanto, tantissimo.

La stessa mattina che è uscito Sbadiglio, ho rivisto per caso in un bar il videoclip di Me Voy di Julieta Venegas. Ora, immagino che più pura coincidenza di questa non potrebbe essere, ma anche Me Voy parla di una storia d’amore finita, si tratta una cantautrice e nel video c’è una mongolfiera. Allora mi chiedevo: da dove è venuta l’idea per il video di Sbadiglio e quella di inserire delle piccole mongolfiere? Da dove sono spuntate fuori? Sono molto graziose.

Il video di Sbadiglio è stato girato da un grandissimo regista dal nome Mauro Talamonti. È un video che ha visto la luce (tra riprese e montaggio) in nove ore circa, perché i tempi erano strettissimi e bisognava consegnare tutto il materiale per la partecipazione sanremese al più presto (il giorno dopo…?). Arrivati nella mansarda di un amico gentile che ci ha ospitati, siamo rimasti catturati da queste mongolfiere (oggetto che amo infinitamente) appese al soffitto. Ecco fatto…tutto quello che viene dopo lo hai visto in TV o su YouTube.

Sentir cantare “che vita di merda” da una ragazza in scarpe da sera potrebbe sembrare effettivamente fuori luogo. Ma più che l’espressione poco elegante, a me ha colpito il forte contenuto. Come si dovrebbe interpretare “che vita di merda“, come uno sfogo impulsivo o come qualcosa di esistenziale? Insomma, alla fine era solo una festa…

Sbagliato, non era solo una festa… la festa era solo una metafora. La metafora di una vita che aveva preso una piega che non mi piaceva per nulla. Così mi sono immaginata in mezzo a questa gente divertita, vestita bene, capace di ridere e scherzare, gente super realizzata e sempre “sul pezzo” ed io totalmente estranea dalla situazione di certezze e di ruoli. Ecco cos’è Alfonso.

Trovo che sia stato proprio il ritornello “poco bon ton” ad immolare Alfonso a brano dotato di una comunicatività spontanea e quindi idoneo ad un frequente passaggio in radio, distaccandosi abbastanza dagli altri brani di “Manuale distruzione”, che appaiono più delicati. Avverti anche tu questa diversità?

Sì, probabile. Io sono così però. Ripensandoci, “Manuale distruzione” ha mille sfaccettature, proprio come me. A volte sono dolcissima, a volte super femminile, a volte totalmente maschiaccio, a volte dico le parolacce e a volte mi infastidisco se sento dire delle parolacce. Sono mille cose… credo che nel disco si avverta.

Ovviamente, come testo è molto diverso anche Nuvola, che non è stato scritto da te. Come è stato inserito questo pezzo nell’album e com’è nata la collaborazione con Alberto Bianco?

Bianco lo conosco davvero da tanti anni. Torino è piccola! Ho chiesto a lui di arrangiare questo disco perché conosco il gusto che ha nello scegliere gli strumenti giusti, i suoni e le atmosfere. Diversi brani sono stati scartati nella scelta della scaletta ma io ho avuto il piacere, quando me lo propose, di inserire Nuvola perché mi rappresentava molto e già la immaginavo ricca di armonizzazioni e cori di ogni tipo. Sono stata felice di interpretarla.

Per togliere definitivamente ogni curiosità su Alfonso, cito “corre l’anno 2013, in mano alcolici… e niente più”. A volte ho immaginato questa canzone per una festa di capodanno. Potrebbe esserlo? Che mese era?

Era il mese di gennaio… il trenino rimanda subito alla festa di Capodanno, lo capisco, però non stavo davvero pensando ad una situazione in particolare. Tutto quello che è elencato nel testo appartiene all’immaginario di cose “scomode” e noiose che potresti ritrovare ad una festa. Le scarpe sbagliate, il festeggiato sconosciuto, l’ambiente opposto al tuo e un alcolico al posto delle certezze di cui avresti bisogno.

Sempre Alfonso: “Mai… ho tagliato i capelli da sola”. Quanto erano lunghi i tuoi capelli prima di tagliarli?

Avevo dei foltissimi e nerissimi capelli che toccavano… quasi il fondo della schiena.

Valentina Guerriero

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