Behind the Records: My Kingdom Music

my kingdom music

Com’è nata, com’è strutturata e quali sono gli aspetti che differenziano la My Kingdom Music dalle altre etichette indipendenti italiane?

Francesco Palumbo: My Kingdom Music nasce nel 2002, dopo anni passati come grande appassionato di musica, bassista nei Lathebra e editore di magazine come Demo-nizzati e Vampiria Magazine ed essenzialmente nasce dalla passione che da sempre ho verso le sonorità decadenti, oscure ed estreme che caratterizzano questo tipo di Arte. Il tipo di musica che produco con My Kingdom Music esprime in pieno proprio questo tipo di mood per cui è stato un po’ come il proseguire il mio percorso da ascoltatore, a musicista, da analizzatore a produttore.

La label è strutturata intorno a me, ai miei desideri, i miei gusti, le mie depressioni e le mie gioie, niente di più niente di meno.

La differenza tra My Kingdom Music e le altre label italiane non sono io a dirla; se qualcuno ritiene la mia label degna di nota, mi fa piacere, così come mi fa piacere che qualcuno riconosca a My Kingdom Music qualche merito nel panorama italiano e non, altrimenti sinceramente non è che sia una questione per cui non ci dorma la notte.

Perché “My Kingdom Music”?

Amo gli Anathema, sono un amico di Darren White, primo grande cantante della band inglese e secondo me un vera poeta della nostra era, e amo in particolare un brano del loro EP “Pentecost III” ovvero Kingdom, secondo me la più bella canzone del gruppo di Liverpool. L’ultimo verso del pezzo, quasi come in una liberazione catartica, grida “My Kingdom“… My Kingdom Music nasce precisamente in quel momento, in quel grido di dolore e di rabbia che sono alla base di chi ama questa musica, e pertanto non poteva essere nome più adatto a quella che stava per diventare la parte più rappresentativa della mia vita di artista e di uomo.

Quando hai fondato l’etichetta, avevi uno o più modelli?

Non in particolar modo. C’erano ovviamente delle etichette che stimavo per le loro uscite, per quello che rappresentavano ma principalmente per come si erano imposte sul mercato creando soprattutto uno stile tutto loro. Se pensiamo a label come la Earache, la Peaceville, la Misanthropy, la Epitaph immediatamente ci viene in mente uno stile, un modo di intendere la musica. Nel mio piccolo ho cercato di dare un’impronta simile alle mie uscite e sono certo che in molti casi ci sono riuscito.

Qual è la filosofia generale dell’etichetta?

Non so se si può parlare di filosofia quando in un modo o nell’altro alla fine non fai altro che vendere merce. Beh, io cerco almeno di vendere merce di classe, che possa lasciare il segno in chi si approccia alla musica delle mie band e se a solo una persona è rimasto qualcosa dopo anni credo che il mio obbiettivo sia stato raggiunto.

Fate tutto da soli? O vi avvalete dell’aiuto di qualcuno?

My Kingdom Music è una mia creatura e mai nessuno potrà entrare a far parte di qualcosa che è talmente personale che non riesco nemmeno ad immaginare una decisione fatta, decisa e condivisa con un’altra persona. Ci sono ovviamente persone che mi supportano in giro per il mondo in una sorta di street team che si occupa di consigliarmi band, procurare date live, passaggi radio o simili ma ripeto My Kingdom Music ha ragione di esistere solo perché esisto io.

Come selezionate gli artisti da accogliere nel roster?

Se la musica che mi viene proposta mi dà delle emozioni siamo già a metà dell’opera; il resto è fatto di opportunità, tempistica, professionalità, potenzialità e scartoffie varie.

Siete più voi a cercare, o siete soprattutto cercati? Qual è il tuo metodo per cercare nuove band da pubblicare?

In genere c’è qualcuno che ti invia un promo o un link per farti ascoltare qualcosa. Dopo parte tutto il meccanismo di contatti, telefonate, accordi e chiarimenti di dubbi o richieste particolari. Alla fine si arriva alla presentazione di una bozza di contratto che viene valutata e eventualmente accettata.

Che tipo di accordi vengono stipulati con gli artisti? E come vengono suddivisi investimenti, lavoro ed eventuali profitti?

Il tutto fa parte di accordi privati tra le parti e come tali variano da gruppo a gruppo, da uscita ad uscita, e si basano essenzialmente sulle potenzialità presenti e future della band in questione ovviamente secondo il mio punto di vista ed i miei parametri valutativi.

In media, quanto vende un titolo? E quel è stato il vostro best-seller?

All’inizio, quindi nei primi anni di nascita della label, la media era intorno alle 2000 copie poi man mano siamo arrivati allo stato attuale di circa 500-600 copie a titolo con punte in alcuni casi anche di 1000-1200 copie vendute. Il titolo che ha venduto di più è “Mournument” dei Deinonychus con circa 3000 copie.

Qual è il tuo album preferito tra quelli pubblicati? E quello più sottovalutato?

Ce ne sono molti ma forse sono sentimentalmente più vicino agli album dell’inizio della label quando il tutto era ammantato da un fascino particolare che andava aldilà della semplice produzione discografica, e probabilmente mi sentivo molto più dentro i progetti delle mie band. Per cui ti citerei Crowhead “Frozen”, Deinonychus “Mournument”, i Room with a View con “First Year Departure” ed in cima alla lista forse i Klimt 1918 con “Undressed Momento”, un album che ancora oggi in molti considerano un vero è proprio capolavoro della scena Italiana. Delle ultime produzioni direi Nude, L’alba di Morrigan e Dperd anche perché tra di noi c’è una profonda amicizia che va oltre la collaborazione tra label e band.

In percentuale, quante copie si vendono nei negozi, quante attraverso il vostro sito e quanto ai banchetti dei concerti?

Negozi? Quali negozi? Ormai non esistono quasi più. In senso più largo possiamo parlare di distributori e mailorder per cui ti direi 30% sito e concerti e 70% distributori.

Come vedi in prospettiva “l’oggetto” disco? Pensi anche tu che il futuro sia nei file da scaricare, con la “fisicità” di vinile e/o cd ad appannaggio di una ristretta cerchia di cultori e nostalgici?

Credo che il CD in forma fisica diverrà un po’ una sorta di oggetto da collezione, come è stato per il vinile, ma non credo che possa essere sostituito dal mercato digitale. Sempre più sta subentrando il mercato dell’ascolto e basta ovvero di siti come YouTube, Spotify, Bandcamp che permettono di ascoltare la musica che vuoi, quando vuoi, quante volte vuoi senza sborsare un solo centesimo alla faccia di chi investe tempo, denaro e passione in una forma d’arte che criticabile o meno dovrebbe essere pagata e sovvenzionata se amata.

C’è qualche altra etichetta italiana con la quale vi trovi in sintonia?

L’Avantgarde Music perché ritengo Roberto Mammarella un vero precursore in questo campo oltre che un profondo conoscitore della musica estrema e non, ed anche della storia di questa scena (lui c’era quando in molti che oggi si riempiono la bocca di scena, di old school e quant’altro non sapevano nemmeno scrivere). E poi c’è Emi con la Aural Music/Code666, un amico, uno scopritore unico di talenti nuovi, e secondo me troppo avanti per una scena come la nostra davvero fossilizzata su schemi fissi e regole immutabili, senza la capacità di aprire un po’ gli orizzonti della propria mente.

Che cosa dobbiamo aspettarci da voi nei prossimi mesi?

Nuove uscite (Lenore S. Fingers e Stamina), nuovi concerti a Salerno e spero anche nel resto d’Italia, e spero un festival a settembre che possa portare bands che davvero non si vedono spesso dalle nostre parti ma che sono l’emblema della parola decadenza, simbolo della musica creata su My Kingdom Music.

a cura di Marco Gargiulo

Behind the Records: la parola alle etichette discografiche.

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