The Oath – s/t

the oath

the oathL’ennesimo album a dimostrazione della sempiterna vitalità del doom metal e dell’elasticità dei confini e limiti che ne racchiudono l’identità.

L’album dei (delle?) The Oath non gioca nel campo del doom settantiano, bensì si sposta verso una musicalità melliflua e seducente (almeno negli intenti), forte dell’affascinante personalità della tedesca Johanna Sadonis e della svedese Linnea Olsson, splendide fanciulle al debutto ufficiale con la loro nuova band.

Ebbene sì, come già accaduto recentemente con gli Avatarium, ci troviamo di fronte ad uno di quei casi che vedono l’ingresso di talenti femminili all’interno di contesti spesso, erroneamente, considerati di dominio unicamente maschile. La vocalità di Johanna accompagna, letteralmente, le calzanti melodie tessute dalla chitarrista scandiva, allineandosi fin troppo al rigore di una perfetta intonazione, mantenendo una performance tecnicamente lodabile ma poco ricca a livello di contenuti e carisma.

Le linee vocali giungono, ai nostri timpani, troppo statiche per risultare vibranti d’umanità e troppo aride per potersi dire eteree, scadendo spesso nell’oblio della mediocrità.

Bisogna dire che gran parte della forza del gruppo, la cui immagine viene quasi unicamente riferita alle due belle artiste, proviene dalla vena creativa e dalle capacità del bassista dei Kadavar, Simon Boutelop, e del batterista Andrew Prestidge, degli Angel Witch. Quest’ultimo, in particolare, sorregge l’impalcatura del gruppo, dando un’ottima dose di energia ritmica alle tracce.

Nonostante un paio di pezzi di ottimo spessore (Night Child e Black Rainbow, già presentati nel 2013) l’album rimane eccessivamente pervaso da un odioso olezzo di commercialità, dovuto al continuo ammiccare a facili melodie, talvolta interessanti ma alimentate da una voce fin troppo compiaciuta e mai incisiva dal punto di vista emozionale.

Le registrazioni sono durate solo 10 giorni ma, calcolando che l’album Black Sabbath vide la luce in 12 ore, ci saremmo aspettati un miglior utilizzo del tempo a disposizione.

Adrian Nadir Petrachi

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