Stefano Cerati | A sud del paradiso

Stefano Cerati | A sud del paradisoTsunami, 256 p.

Come lo stesso Stefano Cerati conferma, gli Slayer sono un gruppo borderline, il cui palco è sospeso sulle colonne d’Ercole che dividono la melodia dal caos. Chiunque li abbia ascoltati, in particolare ai tempi dei loro esordi, non può che identificare nello scalpo riccioluto ed urlante di Tom Araya l’icona del trash-metal più duro e brutale.

Il pentacolo di spade, con il marchio “Slayer”, è l’effige del male, il sacro totem dell’impatto sonoro, che funge da monito al viandante assetato di metal, avvisandolo che oltre di esso non troverà altro che disordine e devianza armonica, e che le note prodotte dal gruppo di Los Angeles rappresentano gli ultimi spasmi di melodia prima delle profondità infernali del black/death-metal.

Cerati non è semplicemente un critico della filosofia slayeriana, né un semplice sezionatore delle liriche di Hanneman e compagni. Cerati è il vero fan degli Slayer, duro ed appassionato, letteralmente invischiato nel proprio amore per la band, al punto da vederla dal vivo ben trentuno volte negli ultimi ventisei anni.

A livello qualitativo dobbiamo sottolineare come l’autore non rappresenti un fan qualsiasi, ma un vero guru del metal, uno dei giornalisti più quotati (a giusta ragione) e rispettabili per competenze e capacità di render fruibile, comprensibile ed autorevole il proprio messaggio. Cerati ha intervistato ogni componente degli Slayer più e più volte, incrementando di spessore concettuale ogni singola pagina della sua opera, dando corpo a questo libro anche grazie al suo lodabilissimo ed invidiabile attivismo da giornalista musicale, sempre in prima linea sul fronte metallaro.

Il volume presenta l’analisi dei testi, album per album, fortunatamente deprivata di quella fredda attitudine alla “sindrome del medico legale”, propria di molti critici, la quale spinge colui che compie l’analisi ad incidere col bisturi il corpo esanime del testo, dando un commento asettico su ogni componente della sua carcassa.

Al contrario, le pagine di “A sud del Paradiso” guardano al testo seguendo un approccio deliziosamente narrativo, stimolando il lettore ad ascoltare le macabre storie partorite dalle menti deviate dei nostri eroi losangelini, addentrandolo nel loro mondo, immaginifico ed iconografico, altalenante tra componenti fantastiche e realismo sfrenato. Tutte le liriche sono presentate quasi come fossero dei trailer di film vietati ai minori, o piccole prefazioni a singoli racconti orrorifici, con la misura stilistica di chi sa dosare la propria penna, cambiando registro, nel succedersi delle esposizioni, con sensibilità e puntualità, sempre in modo opportuno ed efficace.

“A sud del paradiso” si può definire come il vangelo italiano sugli Slayer e, visto che i testi si dipanano principalmente attorno a critiche al cristianesimo, l’idea di considerarlo come un testo sacro è tanto paradossale quanto coerente.

In cotanta dedizione, forse, avremmo potuto aspirare ad un chiarimento definitivo, ed esaustivo, sul rapporto perverso tra Tom Araya e la Santa Sede, Gesù Cristo, la bibbia, i dogmi, le feste comandate. Cerati preferisce, in questo caso, decentrare il focus della sua disamina, cogliendo quanto di vero c’è nelle parole di Kerry King e soci, senza destrutturarne la magia nera che ne ricopre i concetti, tralasciando razionalizzazioni e contraddittori, più adatti ad un concilio o ad un tribunale ecclesiastico che ad un libro sulle canzoni i testi e la musica degli Slayer.

Non mancano aneddoti interessanti, né qualche critica a determinate fasi della band, calcando un tragitto di conoscenza storica del gruppo costruitasi attraverso un vero e proprio percorso esegetico, credibile, condiviso e appassionato.

Adrian Nadir Petrachi

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