Freak Opera – Restate Umani

freak opera - restate umani

freak opera - restate umaniFili che si incontrano, si intrecciano, e nella loro unione formano qualcosa di indissolubile, forse riconducibile ad un ideale simbolo di qualcosa che sembra essere più unico che raro, sintetizzabile in una frase che suona come un invito: “Restate umani“. Ai campani Freak Opera tutto ciò risulta molto caro, oltre ad essere la visione che meglio si intona nelle dieci tracce che racchiudono cotanto album d’esordio. Un gruppo che non è solo un gruppo, ma sembra svolgere la funzione di collettivo dalle molteplici sfaccettature, e dove la voce di Rocco Traisci rappresenta quella di un’anima sospesa tra De André e Tenco, se non con una verve leggermente ricollegabile al Branduardi degli esordi, come si evince dall’ascolto di Vino e fiori, Aspettare una rosa e soprattutto Morte accidentale di un ladro di quartiere e Pioggia d’agosto, entrambi specchi di morti di Stato coperte da segreti e bugie, in un viaggio Napoli-Bologna sola andata. Influenze che danno luogo ad un’interpretazione propria e mai sottotono, dove trovano il loro spazio anche la bossa nova di Calmati Alessandra, il mood malinconico e romantico fatto di ballate per pianoforte (Le sere d’inverno) e caldi blues classicheggianti (All’altro mondo), fino ad un climax riscontrabile in una forma insolita di folk-wave (Gli impressionisti, Insegnami a ballare) avente qualche lieve incursione nel rock (Per amore della libertà). Questo è il linguaggio dei Freak Opera: una forma canzone, quasi sempre mai oltre i tre minuti, che nella sua apparente semplicità cela un talento da non poco conto, che in meno di mezz’ora trova la sua conferma.

Gustavo Tagliaferri

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