La bottega delle meraviglie: intervista a Il segno del comando

il segno del comando

Il ritorno, dopo un’attesa perdurata per ben dodici anni. Un nuova cantante, un nuovo concept, Il volto verde, nuovamente ispirato all’opera di Gustav Meyrink. Ne parliamo con Diego Banchero.

Diego, le ultime notizie vi vedevano a lavoro su un nuovo lavoro ispirato al libro “L’altra parte” di Alfred Kubin. Seguì “Dissolution Age” dei Malombra, il recupero di “Et in Arcadia ego” degli Zess. La partecipazione tre anni fa al tributo ai Pierrot Lunaire (“Tre”) ha rotto un silenzio di quasi dieci anni, sfociato di recente in “Il volto verde”, il nuovo album de Il segno del comando. Che cosa è successo in tutto questo tempo?

In questi anni ognuno dei musicisti facenti parte del nucleo che aveva realizzato “Der Golem”, “The Dissolution Age” ed “Et in Arcadia ego”, ha deciso di procedere per la propria strada e, con il passare del tempo, la possibilità di tornare a lavorare assieme è venuta definitivamente meno.

Io ho avviato diversi progetti e collaborazioni (di cui i più importanti sono sicuramente Egida Aurea e Ballo delle castagne) e non ho mai smesso di pubblicare dischi e suonare dal vivo.

Dopo anni di insistenze da parte della Black Widow Records ho accettato di continuare da solo con Il segno del comando e siamo ripartiti. Con l’uscita de “Il volto verde” ho comunque soddisfatto anche il mio desiderio, mai sopito, di rimettere in attività il progetto.

“Il volto verde” attinge dall’omonimo romanzo di Gustav Meyrink, vostra vecchia conoscenza del precedente “Der Golem”. Come mai?

Già in passato, prima di dividere le nostre sorti, avevamo previsto di realizzare un concept su quest’opera; questo ancor prima che si parlasse dell’ipotesi riguardante lo sviluppo de “L’altra parte” di Alfred Kubin. Danilo Capua, già all’epoca, aveva realizzato il dipinto che appare in copertina e io avevo iniziato a comporre le musiche.

Con questa scelta ho voluto garantire un minimo di continuità con quanto già stabilito e intrapreso tempo addietro. Inoltre, siccome “Il volto verde” è uno degli scritti di Meyrink che preferisco, ho provato un gran piacere a lavorare su di esso.

In un’intervista di qualche anno fa Mercy, alla mia domanda se ci potesse aspettare un terzo album de Il segno del comando, rispose: “Ne dubito. Se mai decideranno di farlo non sarò della partita. È stato un capitolo fondamentale del mio percorso umano e artistico, ma, oggi, lo considero superato. Non tanto da me, quanto dai tempi correnti. Rifugiarsi nel fantastico e nell’onirico è fuori questione: oggi dobbiamo vedercela con mostruosità molto più reali e tangibili ed è imperativo affrontarle a viso aperto e a muso duro”. È stato difficile andare avanti senza la sua figura?

Passato un certo dispiacere iniziale, più legato a questioni umane che artistiche, nel momento in cui ho accettato le offerte della Black Widow e ho iniziato a scrivere il disco, non ho incontrato alcuna difficoltà e mi sono trovato a lavorare con una serenità che purtroppo non è mai stata prerogativa delle formazioni storiche.

Inoltre, pur rispettando il suo punto di vista, mi trovo completamente in disaccordo con esso. In quest’epoca, più che mai, l’”azione” deve essere compensata da un lavoro sull’Uomo e sulle sue conflittualità profonde; che sono la vera causa dell’incapacità di mettere in atto una reazione efficace che contrasti le mostruosità a cui stiamo assistendo.

Come fa intendere il buon Meyrink, chi si accanisce ad agire senza aver fatto prima un cambiamento radicale su sé stesso, rischia di “girare in tondo” e di non incidere minimamente sulla realtà esterna. Gli esempi di questo modo di funzionamento infruttuoso sono tristemente sotto gli occhi di tutti.

Non credo neppure che qualcuno possa pensare davvero che sia stata mia intenzione rifugiarmi nell’onirico o nel fantastico, anche perché non sono proprio il tipo per farlo.

La tematica meyrinkiana, se compresa, offre reali strumenti di applicazione pratica (un vero e proprio bagaglio che arricchisce l’agire quotidiano più di molti altri revisionismi storici che, quando sono più legati alle simbologie che alle componenti valoriali profonde, diventano inutili ed irrilevanti).

In che rapporto sei con Mercy? Che cosa ne pensi degli Ianva?

Non ho più rapporti con lui da anni. Penso di essere la persona meno adatta ad esprimere un parere riguardo la band. Questo proprio in virtù del fatto che, avendo smesso di seguirne gli sviluppi, non ritengo di avere un quadro omogeneo del percorso da essa compiuto dall’album di esordio in poi.

La prova vocale di Maethelyiah è splendida. Perché hai scelto una voce femminile per questo nuovo capitolo?

Io adoro le voci femminili e adoro Maethelyiah ed il suo modo di cantare. Penso che lei abbia un talento davvero smisurato! Pur avendo diverse opzioni, ho ritenuto che coinvolgerla fosse la scelta migliore per assicurare continuità a quanto realizzato in passato pur compiendo, nel contempo, un’opera di rinnovamento profonda e radicale (previsioni che, per quanto riguarda il mio parere, si sono realizzate). Oltre a questi dettagli artistici, devo ammettere che tra noi si sia creata negli anni un’amicizia davvero speciale.

Il segno del comando rimarrà una band da studio o c’è la possibilità di portare il repertorio dal vivo?

Sto lavorando per sistemare la line up e preparare un repertorio da proporre dal vivo. Questo sarà un passo ulteriore che la vecchia formazione non è mai riuscita a compiere e che spero invece di riuscire a realizzare io.

Curiosità finale: in copertina è riportata una data, “1834 – 1871”, ovvero nascita e morte del pittore Marco Tagliaferri, il pittore dello sceneggiato da cui prendete il nome. Un cerchio che si chiude?

In effetti sì. È stato Danilo Capua a voler inserire la data. L’intento era fare un richiamo al nostro passato mantenendo un filo conduttore con il romanzo\sceneggiato che ha dato il nome al progetto. Poi, inserendola direttamente sul dipinto principale della copertina, ci siamo divertiti a giocare sul fatto che anche il pittore Tagliaferri avesse contribuito a realizzarlo!

Marco Gargiulo

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