Fuzz Orchestra – Arci Cas’Aupa, Udine 29/03/14

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Il piccolo circolo Arci conosce bene i Fuzz Orchestra: nel 2012 ha avuto l’onore (così come noi spettatori) di ospitare lo spettacolare trio, araldo d’innovazione. È un dato di fatto ormai: Italia, come paradigma della sperimentazione e dell’avanguardia, trova la sua reale affermazione in gruppi del genere.

Aprono le danze un gruppo locale, Novalisi, che recupera sonorità dei Verdena primi duemila: emozione e colpi duri sulla cassa. Non male, ma purtroppo stonano gli arpeggi e i virtuosismi del secondo chitarrista, non troppo immerso nel clima da Miami Safari. Validi ma con qualche difetto da limare.

L’apparizione sul palco del gruppo della serata è piacevolmente lenta e lascia il tempo per godersi l’elettrizzante attesa, qualche sigaretta e il bellissimo ambiente. L’appello però è perentorio: a un orario ormai notturno, i tre cavalieri si congedano da un rapido soundcheck e, dopo essersi brevemente appartati, si ripresentano sul palco nella consueta tenuta “giacca e cravatta”, pronti.

Il muro di suono che i Fuzz sono in grado di sprigionare piomba addosso con violenza sublimando ogni nostra difesa, stupendoci ancora una volta.

Scaletta tratta quasi interamente dallo splendido ultimo lavoro, “Morire per la patria”, più alcune perle da “Comunicato n. 2”. Ritmiche telluriche fuse con frammenti di prosa dei più vari, da Jodorowsky a Volontè. I brani sono rapidi, non lasciano scampo, c’è eccitazione, persino delirio nell’aria. Luci stroboscopiche rendono i movimenti dei tre frammentati, spezzati, meccanici, dando al tutto un tocco ancor più grigio, industriale.

L’elettricità ci abbandona per un attimo ma è solo un breve “intervallo” prima dell’apocalisse sonoro sprigionato da due perle del calibro di Marmo rosso sangueMorire per la patria, le cui vibrazioni entrano attraverso la bocca spalancata in un urlo orgasmico, e percorrono ogni fibra del corpo generando l’estasi finale.

Niente bis, purtroppo, ma l’esperienza di vedere un macchina da guerra all’opera non ha certo bisogno di ripetizioni per essere assimilata. Uno dei migliori gruppi che la penisola può vantare si lascia alle spalle un’altra città conquistata, un’altra platea rapita dall’estasi della performance. Magnifici.

Fabio Fiori

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