Un rifugio nella quiescenza: intervista agli Shores of Null

shores of null

Un combo che mette in fila membri di The Orange Man Theory, Zippo e altre realtà musicali notrane. Un debutto, “Quiescence“, che candidiamo tra i migliori album (metal) italiani usciti quest’anno. Ne parliamo con Gabriele Giaccari e Davide Straccione, rispettivamente chitarra e voce degli Shores of Null.

Per quale motivo, dopo anni trascorsi in band molto differenti tra loro, avete deciso di dar vita a un progetto come Shores of Null? Secondo voi che cosa rende affascinante questo genere di musica?

Gabriele Giaccari: Io, Davide e Raffaele per vie diverse siamo amici da molto tempo. Con Zippo e The Orange Man Theory siamo stati in tour insieme varie volte e, pur facendo un genere differente, il nostro approccio alla musica è sempre stato simile. Proprio viaggiando insieme ci siamo resi conto di avere gusti musicali affini soprattutto per quanto riguarda tutta la sfera di musica più oscura (doom, gothic, black), che rimaneva necessariamente inespressa con le nostre rispettive band, e un po’ per scherzo abbiamo iniziato a pensare di fare un gruppo insieme orientato a queste sonorità. Il progetto è diventato reale quando per altre vie abbiamo iniziato a buttare giù qualche idea con Raffaele, che con i Mens Phrenetica si trovava più o meno nella stessa situazione dal punto di vista compositivo e con il quale allo stesso modo da tempo pensavamo di mettere su una band. Una volta registrata una demo, la prima scelta per trovare un cantate è stata ovviamente Davide. Line up completata poi da Emiliano, anche lui amico di vecchia data e già batterista di Noumeno, Embrace of Disharmony e altre mille band e Matteo, che si era fatto notare per l’ottimo lavoro con Il grande scisma d’Oriente. Cosa rende affascinante questo genere? Credo che la risposta sia soggettiva, per quanto mi riguarda è una cosa puramente emotiva. Riconosco che come genere di per se non sia il massimo dell’innovazione (salvo alcune brillanti eccezioni come Opeth o Enslaved, ad esempio), a volte ripetitivo, a volte banale, ma le atmosfere che vengono create mi smuovono qualcosa per cui non posso fare a meno di continuare ad ascoltare.

Dopo i The Foreshadowing, siete la seconda band italiana a pubblicare per la Candlelight. Com’è nato il contratto con essa? Che effetto vi fa essere nel catalogo di un’etichetta che pubblica e ha pubblicato band del calibro di Emperor, Orange Goblin e Opeth?

G: Beh, il giorno in cui siamo stati contattati, io avevo in macchina questi due cd: “My Arms Your Hearse” degli Opeth e “Across the Dark” degli Insomnium, entrambi usciti per Candlelight. Che effetto mi fa far parte dello stesso catalogo di questi due dischi? Puoi immaginarlo. Il contatto con l’etichetta è nato alla “vecchia maniera” direi, abbiamo prodotto il disco completo al meglio delle nostre potenzialità, abbiamo organizzato una piccola campagna promozionale per spingere un po’ il nome della band tra qualche live e i primi due video pubblicati per avere del materiale abbastanza valido da mostrare, e poi semplicemente lo abbiamo spedito per posta o come link digitale a una selezione di 10-12 etichette a cui aspiravamo, di quelle che “tanto non rispondono mai ma almeno una prova devi farla”. Abbiamo aspettato qualche tempo che succedesse qualcosa, reinviando di tanto in tanto la nostra richiesta, e dopo un po’ invece Candlelight ha risposto.

Che cosa potete dirci sulle liriche dei brani, chi le ha scritte?

Davide Straccione:  Le ho scritte io. Ciò che mi spinge a scrivere è in genere un ricordo, una situazione vissuta, una sensazione provata, oppure qualcosa che ho letto o che ho visto, ma prima di tutto è il mood del brano a darmi l’input giusto, senza di esso non saprei neppure da dove cominciare. Non sono un poeta, non sono uno scrittore di professione, ma da sempre la musica mi da quella visione superiore, grazie alla quale riesco ad esprimermi con le parole. La vita è lotta e sofferenza, ed è ciò che mi interessa indagare.

C’è un collegamento tra la copertina di “Quiescence” e il video di Quiescent?

D: Il collegamento c’è. Entrambe rappresentano il richiamo della natura, il ripudio di un mondo corrotto e malato, il rifugio nella propria dimensione, come in un silenzioso letargo. La quiescenza è uno stato reversibile dei processi vitali in un organismo vivente, vegetale o animale, un meccanismo difensivo di adattamento all’ambiente circostante. Tali organismi riescono, attraverso lo stato di inattività, a superare particolari difficoltà ambientali e a ristabilire la propria armonia col mondo esterno. Immagina se si potesse applicare una cosa del genere all’essere umano, attraverso un processo messo a disposizione da Madre Natura.

Nella presentazione del disco vengono citati, tra gli altri, Enslaved, Opeth e Katatonia. Avrei aggiunto i nostrani Novembre, giusto per spezzare una volta tanto una lancia a favore dell’Italia.

G: Assolutamente sì. In Italia ci sono molte band molto valide e che non hanno nulla da invidiare a quelle estere. Se sono meno note è solo perché forse il nostro paese non facilita la vita di un musicista, ma nonostante ciò la tendenza sta un po’ cambiando e anche le band italiane si stanno ritagliando il proprio spazio. Devo dire che Roma in particolare ha una scena da rendere orgogliosi: Stormlord (con i quali abbiamo condiviso il palco qualche mese fa per il release party del loro ultimo disco), i già citati The Foreshadowing e i Doomraiser, con i quali siamo stati in tour in apertura ai Saturnus a gennaio, e allargandosi un po’ ad altri generi gli Hour of Penance (dove suona Cinghio, bassista anche di The Orange Man Theory) o guardando oltre i confini della capitale i Fleshgod Apocalypse, Cripple Bastards, solo per fare alcuni esempi.

Davide, la tua voce è tra le più belle del panorama metal italiano. Nel disco ti destreggi anche in scream e growl con ottimi risultati.

Grazie amico. Come saprai il growl e lo scream non sono mai stati il mio territorio, eppure era da diverso tempo che aspettavo di poter esplorare anche questo aspetto. Continuo a prediligere le clean vocals, le armonie, le melodie, ma non c’è nulla di meglio di un bel growl quando serve.

Tutti voi siete coinvolti in altri gruppi. Che cosa potete dirci riguardo le loro prossime mosse?

D: I miei Zippo compiono in questo 2014 il decimo anno di attività e, pur non avendo suonato molto spesso recentemente, siamo ancora in piena forma. Siamo attualmente in fase di composizione per il quarto disco, e ci esibiremo nella nuova formazione a 4 nella prossima edizione del Tube Cult Fest, a Pescara, il 18 aprile. Emiliano suona in diverse band, tra cui Noumeno, che a breve dovrebbero uscire con un nuovo lavoro, ed Embrace of Disharmony, freschi di contratto con My Kingdom Music, per la quale uscirà l’album di debutto”Humananke” a maggio. Gabbo è attualmente in pausa con i The Orange Man Theory, che hanno rilasciato un gran disco nel 2013 e spero vivamente che continuino, invece le esperienze di Raffaele con i Mens Phrenetica e di Matteo con Il grande scisma d’Oriente possono considerarsi concluse.

Non pensate che il fatto di provenire tutti da progetti più o meno avviati possa compromettere la vostra attività in quanto Shores of Null? O che, viceversa, l’attività nel nuovo gruppo possa compromettere quella nelle vostre band d’origine?

D: Come dicevo prima, alcune delle band d’origine non sono più attive, per il resto sarà sufficiente organizzarsi. Attualmente siamo io ed Emiliano a dover fare qualche sacrificio in più e a tenere maggiormente d’occhio l’agenda, ma in fondo per noi è solo un’occasione in più per suonare e stare su un palco, dove apparteniamo.

Credo di poter affermare che la scena rock/metal romana sia una delle più fiorenti in Italia. Nascendo, crescendo ed uscendo da essa, avendola vissuta in prima persona insomma, cosa ne pensate?

G: Sì beh, questo si riallaccia alla domanda di prima e non posso che essere d’accordo. Come si diceva prima di band valide ce ne sono moltissime, oltre a quelle più propriamente ‘metallare’ già citate prima, che attualmente fanno parte un po’ del giro del Traffic, con cui collaboro personalmente, ce ne sono molte nell’ambiente più hardcore o sperimentale della scena più vicina ai The Orange Man Theory o al giro Subsound Records, dagli Inferno (RIP) agli Zu/Mombu, ai Juggernaut e molti altri (eccellente il lavoro di locali come Dal Verme, ad esempio), o la scena più stoner/doom come Black Rainbows e Wisdoom, che di solito arricchiscono la programmazione del Sinister Noise. Nel corso degli anni come è normale è sempre stato un alternarsi di periodi ricchi di concerti e pubblico con altri più magri, ma posso dire che le cose si sono mantenute sempre su livelli abbastanza alti.

Foto di Francesco Corti

Edoardo Giardina e Marco Gargiulo

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