Nicolò Carnesi – Ho una galassia nell’armadio

Nicolò Carnesi – Ho una galassia nell’armadio

Nicolò Carnesi – Ho una galassia nell’armadioIl palermitano dal look hipster è tornato meno folk e più synth-pop. Aveva già le idee chiare Nicolò Carnesi per questo secondo disco, tanto da voler suonare tutto da solo senza però rinunciare a qualche preziosa partecipazione da inserire qua e là: i Selton per la sezione ritmica, Antonio Di Martino al basso, Angelo Trabace al pianoforte, Rodrigo D’Erasmo agli archi, Roberto Angelini alla slide guitar e Tommaso Colliva alla produzione.

L’universo e un armadio, il macroscopico e il microscopico, la fisica quantistica e le sue camicie a quadri, amori finiti male e conti che non tornano. Alcuni temi che facevano capolino nel primo disco, qui sono stati approfonditi e “incorniciati” da un ampio uso dell’elettronica e rintocchi new wave anni ’80. Il legame con “Gli eroi non escono il sabato” è così forte da riprenderlo per farne una traccia e ritornare a parlare di questa generazione annoiata, disorientata e immersa nei social network (Illuminati). La fisica a malapena nominata in Kinder cereali qui trova maggior ispirazione per venir fuori (La grande fuga di Alberto) e gli algoritmi lineari di Ho poca fantasia qui diventano Numeri ed equazioni. Dopo essersi perso a Zanzibar, il cantautore siculo si ritrova con una galassia nell’armadio e a fare i conti con le stagioni che passano. E così, se nel precedente disco “passano gli anni e i capodanni, passano anche i sentimenti”, ora “mutano le maree, invecchiano i sorrisi…cambiano i desideri, mutano i colori”. Versi che tornano a ricordarci che la vita è fatta di continui cambiamenti, spesso dolorosi, ma che l’importante è reagire, tenendosi stretti i bei ricordi per andare avanti senza smettere di sognare.

In “Ho una galassia nell’armadio” Carnesi riesce non solo ad accennare il suo fascino per la fisica ma ad essere anche ironico (Proverbiale), masochista (L’ultima fermata), speranzoso (La rotazione) e a dimostrare il suo talento da polistrumentista, mantenendo voce e testi al centro dell’attenzione. Il brano di chiusura gioca con utopie su cui fantasticare ma senza venir meno in qualcosa di concreto perché in pochi versi riesce a riassumere un po’ l’essenza dell’uomo e della vita:

C’è da qualche parte un universo dove non si odia mai/ e non lo troveremo sai/ ma ci resta il viaggio / ci restano i sogni, la fame, la sete, la voglia di qualcosa di diverso/ e correremo forte/ chissà per quanto tempo/ ma ci resta quel punto lontano da guardare per non perderci del tutto/ per riscoprire tutto/ per non dimenticare tutto quello che ci ha portati salvi fino a qui“. (La rotazione)

Buttate l’occhio in questo armadio!

Carmelina Casamassa

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