Naga – Hēn

Naga - Hēn

Hēn è la parola usata dagli antichi greci per indicare l’Uno, il principio divino che abbraccia la realtà tutta, l’idea più elevata, ciò che il Divenire implica, dove tutto origina e tutto ritorna”.

Ascoltando “Hēn” dei partenopei Naga è facile rendersi conto del lucido e preciso processo di trasposizione in musica di queste parole. Il concetti di totalità, di Divenire ma soprattutto di ritorno, di ciclicità, sono magnificamente cristallizzati in questo poderoso album. Tutto ruota attorno ad un meccanismo, una formula, un rituale, fatto di milioni di ingredienti musicali: il concetto che il terzetto ha di “fare musica” è una gemma, un poliedrico amuleto dalle mille e una facce, dalle mille e una sfaccettate sfumature cromatiche, tutte però, rigorosamente, riconducibili al nero dell’abisso. Potrei anche provare a darvi delle coordinate ma vi assicuro che la capacità, quasi camaleontica, di mutazione e variabilità che i Naga possiedono, spazzerebbe via le vostre deboli e tremolanti certezze dopo pochi secondi di ascolto. L’unico approccio possibile a un album di questa caratura è spararselo a tutto volume nella più quieta penombra, abbandonandosi ai paesaggi che riesce a far evocare nell’ascoltare: sulfurei rituali pagani cedono il posto a foreste di granitici monoliti, talmente alti da oscurare l’agognato cielo; una disperata discesa in infernali gironi danteschi, accompagnata da funeree canzoni di morte si apre improvvisamente in un lisergico e acido viaggio nel vuoto cosmico, mentre droni provenienti da civiltà aliene si intrecciano nell’infinita spirale che conduce al nulla.

“Hēn”, che esce per delle etichette ormai punto fermo nel panorama italiano (Fallo Dischi, La Fine, Shove), possiede la capacità di tramutare la realtà in un crogiolo di agonia, di sofferenza, di paura e di morte. Spaventati? Non dovreste, dopotutto il ruolo dell’ascoltatore è cruciale in questa produzione: è suo il compito di risalire dall’abisso, di rompere la mefistofelica e viziosa spirale e infine, con rinnovata coscienza, abbracciare quel Tutto, quell’Uno, così magnificamente descritto ed esperito dai Naga.

Fabio Fiori

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