buioingola – Dopo l’apnea

Buioingola - Dopo l'apnea

Buioingola - Dopo l'apneaAmmettiamolo, recensire un disco del genere è difficile. È difficile persino ascoltarlo, un disco del genere, apprezzarlo, farlo proprio. È difficile, complesso, a tratti fisicamente insostenibile. Sembra di affogare nel buio, risucchiati dalla voragine che il gruppo pisano riesce a generare sotto i nostri piedi, sotto le nostre certezze. Forse il motivo è proprio questo: un rifiuto verso l’inconoscibile, verso le parole strozzate, verso la cacofonia, il “pandemonio” sonoro, il rumore destrutturato. Guardare nell’abisso, è questo che significa ascoltare “Dopo l’apnea“, guardare, cadere e perdere la strada del ritorno.

La musica dei buioingola ha qualcosa di destabilizzante: un improbabile e tremolante castello di carte costruito su una base squisitamente post, infarcito da incomprensibili quanto affascinanti incursioni black e sferzato da uragani di puro e grezzo lo-fi industriale, tutto poi devastato da delle splendidamente inconclusive derive noise (per la somma gioia di chi scrive).

I testi svelano un lirismo ed una sensibilità fuori dal comune. Intendiamoci, siamo sempre nel più oscuro nichilismo, nella disperazione, nel dolore e nella paura, tuttavia l’approccio è davvero illuminato: versi come “sei solo un castello di sabbia, troppo vicino alla riva, solo un castello di sabbia, è bastata un’onda per cancellarti” da cui traspare un rassegnata visione dello sgretolarsi dei rapporti e delle relazioni, si confondo nella nera rabbia di passaggi come “fra un colpo e l’altro cerchi un respiro, entra soltanto catrame nei tuoi polmoni.

Tutto è amalgamato in “Dopo l’apnea”, il missaggio e la produzione rendono molto bene la pasta sonora catramosa e venefica che trasuda dalle produzioni del trio.

Questo è un disco difficile, l’ho detto all’inizio della recensione. Difficile come trattenere il fiato, difficile come respirare acqua salata, difficile come tentare di appropriarsi di più aria possibile, mai sazi, nel momento dopo l’apnea. Ricordatevi però che, nonostante questo momento sia “il più doloroso”, una volta risaliti avete vinto, avete finalmente ricongiunto voi stessi con l’elemento madre, con l’acqua, fonte di vita. Con il disco dei Buioingola accade lo stesso, lasciatevi annegare.

Fabio Fiori

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