Behind the Records: Viceversa

Viceversa Records

Com’è nata, com’è strutturata e quali sono gli aspetti che differenziano la Viceversa dalle altre etichette indipendenti italiane?

Enzo Velotto: La Viceversa è nata nel 1996, alla fine di un tour estenuante con la band in cui ero batterista (Flor), e contemporaneamente alla mia assunzione in Polygram con cui ho lavorato per circa 7 anni. È sempre stato un mio desiderio dare voce a tutti quegli artisti secondo me meritevoli di uno spazio e di un’occasione per farsi notare. L’aspetto principale che ci differenzia dalle altre realtà del settore consiste nel non essere una label di “genere”, il che ci pone in una posizione di assoluta originalità nel panorama italiano. Da noi le etichette producono normalmente artisti riconducibili ad un solo tipo di musica: il prog, l’alternative, il cantautorato, il folk, il reggae, etc…

Perché “Viceversa”?

Il nome venne fuori durante una seduta di cazzeggio, durante la quale ci si scervellava bevendo e guardando la tv… alla fine, quasi per scherzo, un caro amico, Luca, se ne uscì fuori con un “…e viceversa…”. Fu una vera epifania, in quel momento capimmo di aver trovato il nome giusto. Viceversa ci dà l’idea di tutto e del contrario di tutto, si sposa perfettamente con la nostra filosofia improntata allo scorrazzamento da un territorio musicale all’altro…

Quando hai fondato l’etichetta, avevi uno o più modelli?

Sicuramente qualche fonte di ispirazione si. In primis la Cyclope del compianto Francesco Virlinzi; era l’etichetta per cui ero musicista e quindi bazzicavo sempre l’ufficio e la sala di Francesco, con cui – anche per vicinanza anagrafica – avevamo un rapporto molto confidenziale. Ho anche ammirato da sempre le labels “coraggiose”, come la Cramps in Italia o la prima Island all’estero. Veri pionieri che non hanno mai avuto paura di osare…

Qual è la filosofia generale dell’etichetta?

Ci piace lavorare sul progetto. Se ci invaghiamo di un Artista, vogliamo intraprendere con lui un percorso a lungo termine, magari più avaro nell’immediato, ma che dia crescita e soddisfazioni man mano che si cresce, si matura, si fanno dischi e li si porta in giro. Sapeste quanto è bello assistere all’affezionamento progressivo del pubblico nei riguardi sia del musicista, sia dell’etichetta. Niente a che vedere con dischi episodici, che possono essere anche belli, per carità, ma non fanno parte di un percorso…

Fate tutto da soli? O vi avvalete dell’aiuto di qualcuno?

La Viceversa è oggi una piccola struttura quasi totalmente autosufficiente: con me c’è Benedetta Bellotti, che di fatto manda avanti buona parte della baracca, Alessandro Di Paola che si occupa del booking, Monica Saso che è la “Signora della grafica”, Livio Lombardo (neo acquisto) che ci coadiuva nella promozione. Ovviamente abbiamo uno staff di fiducia e qualità assoluta che ci coadiuva dove non arriviamo da soli, come Giovanni Tomaselli per i video e Audioglobe per la distribuzione. Non disdegnamo affatto, in momenti di particolare affollamento ed iperproduttività, affidarci ad altre strutture, specialmente in campo promozionale…

Come selezionate gli artisti da accogliere nel roster?

Essendo innanzitutto dei grandi appassionati di musica, ovviamente frequentiamo tanti concerti; molti artisti ci hanno “conquistati” così… Altri invece li abbiamo conosciuti tramite le classiche demo o per passaparola da parte di colleghi o altri musicisti.

Siete più voi a cercare, o siete soprattutto cercati? Qual è il tuo metodo per cercare nuove band da pubblicare?

Riceviamo tonnellate di nuovo materiale ogni mese! Riusciamo ad ascoltare tutti, ma sempre meno a rispondere e questo ci crea qualche problema di coscienza, ultimamente. Se seguissimo un metodo ben prestabilito non saremmo la Viceversa, quindi ti confesso che la prima valutazione è sempre quella del “colpo di fulmine”! Poi, ovviamente, entrano in ballo altri fattori, ma sempre e solo dopo un attento e reiterato ascolto del materiale. Ti confesso che uno dei nostri crucci principali è quello di dover rinunciare PER PURA QUESTIONE DI NUMERI a produrre band veramente valide. E ce ne sono davvero tante in questo periodo, persino più che nei famosi anni ’90 secondo me…

Che tipo di accordi vengono stipulati con gli artisti? E come vengono suddivisi investimenti, lavoro ed eventuali profitti?

Con i nostri artisti cerchiamo di essere assolutamente alla pari nei comportamenti, indipendentemente dal venduto o dalla loro notorietà. Abbiamo utilizzato molto – fino ad oggi – la coproduzione, che consentendoci di risparmiare sulla realizzazione del master, ci ha consentito di investire di più in package, stampa, struttura e promozione. I nostri prodotti sono tutti fisicamente belli! E tutti i nostri artisti godono di una buona divulgazione della loro musica. I profitti (quali?!?) oggi non dipendono più dal venduto fisico, le royalties sono praticamente sparite. Si campa di concerti, diritti, merchandising e dischi venduti ai live. In pratica ognuna delle parti in questo modo guadagna (…) autonomamente.

In media, quanto vende un titolo? E quel è stato il vostro best-seller?

Purtroppo è molto difficile stilare una classifica del genere, visto che i numeri dipendono spesso dal tipo di supporto che utilizziamo e dal numero dei concerti che l’Artista riesce a tenere… Diciamo che un prodotto edito solo in vinile se ben lavorato (che sia bello per noi è sottinteso…) riesce a vendere 300 copie, che diventano le 5/600 copie di un CD. I nostri best, sicuramente Dead Cat in a Bag (a sorpresa…) e Ipercussonici. Ovviamente ci aspettiamo belle sorprese dai Denovo. Tra i vinili sicuramente il doppio LP di Cesare Basile.

Qual è il tuo album preferito tra quelli pubblicati? E quello più sottovalutato?

Ti risponderò in maniera ovvia e anche un po’ banale: i nostri figli sono tutti uguali, non ne abbiamo uno preferito! Ma se proprio devo farti un paio di nomi… Dead Cat in a Bag e Mapuche tra i cd e Alessandro Fiori con il suo “Cascata” tra i vinili. Per Benedetta (mia socia, sodale e compagna, motore instancabile della Viceversa) non ci sono dubbi: Gentless3! Tutti i nostri dischi sono stati sempre bene accolti, soprattutto dalla stampa e dalla critica. Secondo me l’album che più di tutti si farà strada con il tempo è quello di Nazarin, “La mattanza dei diavoli”, per me un capolavoro non ancora apprezzato a dovere dal grande pubblico…

In percentuale, quante copie si vendono nei negozi, quante attraverso il vostro sito e quanto ai banchetti dei concerti?

La risposta in questo caso è immediata: la stragrande maggioranza si vende ai concerti! La capacità che un Artista possiede di sapere emozionare il pubblico presente è ancora il motore principale dell’acquisto. Reggono i negozi, ma solo quelli specializzati. Vendiamo pochino tramite sito in quanto – per fortuna – Audioglobe ci fa un ottimo lavoro di distribuzione…

Come vedi in prospettiva “l’oggetto” disco? Pensi anche tu che il futuro sia nei file da scaricare, con la “fisicità” di vinile e/o cd ad appannaggio di una ristretta cerchia di cultori e nostalgici?

Siamo già nel futuro di cui parli… Le nuove leve sono cresciute con gli mp3, YouTube ed ora Spotify. Non riesco a fargliene un torto; è una questione di formazione… Noi siamo cresciuti con fratelli maggiori e genitori che ci riempivano la casa di dischi; i mezzi economici e la minore quantità di distrazioni ci consentivano di investire in musica più di quanto oggi sia possibile, la TV e le radio svolgevano una vera opera di “formazione” e indirizzavano all’amore per la musica e per il supporto (sembra assurdo, ma è proprio così…). Ciononostante il quadro non è del tutto nero: ci sono giovani e meno giovani che continuano ad apprezzare la sensazione impagabile del rapporto “fisico” con una copertina, un booklet o ancora più col vinile. Sono certo che il supporto reggerà ancora per un bel lasso di tempo e – nel caso del vinile – continuerà addirittura a crescere.

C’è qualche altra etichetta italiana con la quale vi trovi in sintonia?

Purtroppo in Italia, nonostante i numeri da Biafra, continuiamo imperterriti a non voler collaborare e – peggio ancora – a considerarci concorrenti, per difendere poi quale improduttivo e minuscolo giardinetto non l’ho ancora capito… Comunque ci sono colleghi che ammiro e seguo con simpatia, solidarietà e ammirazione: Tannen, Snowdonia, Doremillaro e altri (pochi)…

Che cosa dobbiamo aspettarci da voi nei prossimi mesi?

Uscite bellissime e musica meravigliosa!!! Qualche nome? Il CD di Salvo Ruolo, capolavoro in dialetto siciliano che rilegge la storia risorgimentale in maniera cruda e poetica al contempo, dal punto di vista di chi ha subito… Il vinile di Roberto Angelini, semplicemente perfetto! L’esordio dei Silent Carnival, non vi guasto la sorpresa, ma ne sentirete parlare (anche all’estero). Altri nomi e titoli che al momento vi nascondo, ma che accoglierete con sicuro piacere. Ma soprattutto aspettatevi una ulteriore crescita strutturale che migliorerà la nostra operatività quotidiana dal punto di vista organizzativo, produttivo e promozionale e… scusate se è poco!

a cura di Marco Gargiulo

Behind the Records: la parola alle etichette discografiche.

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